Inchiesta sul nucleare n.1: “La truffa dei costi inziali”

13 years ago by in Ambiente, Articoli, Nucleare, Qua e là - consigli di lettura Tagged: , , , , , , ,

costi-nucleareIl Senato ha approvato nelle scorse settimane il DDL Sviluppo che riapre le porte del nucleare in Italia. A 22 anni di distanza dal referendum, il Governo toglie ogni potere decisionale alle amministrazioni locali (alla faccia del Federalismo della Lega!) ed entro 6 mesi individuerà i siti possibili per la costruzione delle nuove centrali.

In questi anni la Sinistra, in particolare quella ambientalista, è sempre stata attaccata per le sue posizioni antinucleariste fondate esclusivamente, secondo loro, su ragioni ambientali. I critici della Sinistra sono coloro che poi evitano di parlare esplicitamente e con chiarezza dei costi che il nucleare comporta.

Secondo Enel i costi stimati per la costruzione di una centrale da 1700 – 1800 MW si aggirerebbero intorno ai 3,5 miliardi di euro.

Per la costruzione della centrale di Olkiluoto-3 in Finlandia, i costi sono già arrivati a 5 miliardi di euro per lo stesso tipo di reattori che si vorrebbe installare in Italia. Va detto che la previsione iniziale era di 3,2 miliardi ma poi c’erano stati degli intoppi che hanno rallentato i lavori del “gioiello” finlandese a cominciare dalle saldature dei circuiti del reattore, fino al guscio di contenimento e alla base di supporto dell’impianto per i quali è stato utilizzata una cattiva qualità di cemento. Questi ritardi sono costati ad Areva e Siemens, 2 miliardi di €. E non siamo che agli inizi dell’opera, una fase che sulla carta presenta meno difficoltà di quelle successive.

Dal mondo della finanza Moody’s Investor Service ci dice che i costi si aggirano sui 4,6 miliardi, mentre per il colosso tedesco dell’energia, E.On, la spesa è di 6 miliardi di €. Negli Stati Uniti, dove il presidente Obama ha appena bocciato il nucleare per la sua dispensiosità, il costo è di 5,3 miliardi per una potenza prodotta di 1000MW (Fonte: FPL,Florida Power&Light Co.).

Produzione inferiore a quella italo-francese. I costi dichiarati da Enel sono dunque inferiori a tutto il resto del mondo, non si capisce come sia possibile visto che Areva, società statale francese che dovrebbe operare anche in Italia, sia la stessa che sta costruendo Olkiluto-3 e visto che l’Italia, a differenza della Finlandia, deve a far ripartire da zero l’intera filiera (dalla fabbricazione del combustibile, le barre di uranio, fino al riprocessamento delle stesse) prevedendo una serie di costi iniziali che altri paesi non hanno e che in tutte le altre stime non vengono nemmeno prese in considerazione.

Se dunque i capitali necessari si aggirano sui 5 miliardi di €, cerchiamo ora di capire da dove arrivano i soldi nel mercato energetico liberalizzato dall’Unione Europea. Se prima erano gli stati a reperire i fondi, oggi devono essere i privati a reperire le risorse necessarie ad investire; tenete bene a mente che le aziende private non possono beneficiare di aiuti di stato così come previsto dall’ordinamento europeo. Olkiluto ci dimostra nuovamente come questo non avvenga a causa dei costri troppo elevati. Nella civile Finlandia, le agenzie pubbliche di credito alle esportazioni (ACE) francese e svedese (rispettivamente la Coface e l‘EKN), in Italia SACE agenzia del ministero dell’economia, e diverse banche pubbliche contribuiscono al progetto assicurando prestiti a tassi di interesse molto bassi e a condizioni estremamente favorevoli.

La Coface ha messo a disposizione un prestito ultra-agevolato di 570 milioni di euro per coprire il rischio di investimento della Areva, impresa controllata dallo stato francese che si è aggiudicata l’appalto per la costruzione del reattore. Altri 100 milioni di euro li ha garantiti invece l’EKN, mentre la cordata di banche guidata dalla tedesca (e pubblica) Bayerische Landesbank ha erogato prestiti agevolati ad un tasso di interesse del 2,6% per 1,95 miliardi di euro. Il caso delle agenzie di credito appare particolarmente controverso in quanto per loro natura questi enti sono incaricati di proteggere le imprese nazionali che investono in paesi a rischio, ovvero, secondo quanto normalmente accade, nelle economie in via di sviluppo. Nel caso Olkiluto-3 invece le Agenzie sono intervenute non solo in un paese industrializzato e non a rischio ma anche membro del medesimo mercato interno: l’Ue.

Greenpeace Finlandia ha denunciato che circa il 60 per cento dei fondi di investimento diretti, quelli usati per costituire il consorzio di società proprietario dell’impianto, la TVO, deriva da compagnie controllate dallo stato finlandese. Tra queste una serie di aziende municipalizzate che insieme a tutti gli altri soggetti della TVO si sono impegnate a comprare l’elettricità prodotta dall’Epr per 15 anni.

Dunque, i soldi per la costruzione delle centrali anche nel nuovo mercato libero europeo, tanto amato dai liberal, sono pubblici, soldi dei contribuenti. Oltre dunque agli aumenti delle bollette e le voci che già appaiono  come la A2, destinata allo smantellamento delle centrali già esistenti, il decreto sicurezza ha approvato un emendamento che crea surrettiziamente una tassa occulta, deviando un finanziamento che dal 2000 ad oggi ha visto arrivare nelle casse della società deputata a smantellare il nostro sistema nucleare, la Sogin, ben 1.092,2 milioni di euro. Questi soldi, con molta probabilità, saranno utilizzati per pagare la costruzione delle centrali, una nuova tassa a carico dei contribuenti. Ancora  una volta spetta ai cittadini finanziare un progetto con tecnologie vecchie, che verrà fatto grazie a conoscenze e teconologie straniere pur investondo il 50% dei finanziamenti destinati alla ricerca per l’energia, nel nucleare.

E’ sorprendente scoprire, però, come i costi di investimento iniziale rappresentino solo il 25% del costo complessivo di una centrale. Secondo il Governo Francese infatti la gestione copre il 43% del totale e lo smaltimento dei rifiuti il 32%. Se 6 miliardi di € sono l’investimento iniziale, una centrale, una sola, costerebe al contribuente 25 miliardi di €.

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