Da salotto a tinello: come si trasforma una piazza

13 years ago by in Articoli, Città di Casale Monferrato Tagged: ,

Da salotto della città a tinello. Così appare piazza Mazzini in questi giorni, trasformata a contenitore di un enorme gadget a forma di Mulino Bianco.

La piazza che amiamo è per definizione luogo d’incontro, di discussione, sede di iniziative ed eventi. In senso lato la piazza è stata anche sinonimo di democrazia. Oggi questa immagine è stata vilipesa al punto di diventare luogo per ospitare un’icona pubblicitaria.

Lo spot della casa di merendine recita: “ il mulino che vogliamo…” proviamo allora a trasformarlo in qualcosa di più vicino alla nostra realtà del tipo “la città che vogliamo…” e magari dell’improvvida iniziativa ne trarremo un vantaggio riflessivo.

E’ questa la città che vogliamo, impegnata ad offrire i propri spazi più belli a iniziative promozionali, mentre si sta consumando una delle più drammatiche crisi occupazionali e non vi è quasi famiglia che non sia toccata dalla cassa integrazione?

E’ questa la città che vogliamo, che prima spende 9 mila euro per l’albero di natale e poi ipocritamente decide di risparmiare sul carnevale?

E’ questa la città che vogliamo che prima si fregia dell’istituzione delle consulte e poi non è in grado di dare rappresentatività ai quartieri?

E’ questa la città che vogliamo che in campagna elettorale sembrava sull’orlo di una rivoluzione della raccolta dei rifiuti e ha ora i cassonetti pieni, ma nascosti nelle vie?

E’ questa la città che vogliamo, con i cartelli stradali imbrattati da un gruppo che ha un teschio come simbolo e che ci vuole un gruppo di ragazzi volenterosi per andarli a pulire?

E’ questa la città che vanta le telecamere nel centro e lascia nell’indifferenza le esigenze delle frazioni, abbandonate all’ispirazione di qualche consigliere che ne chiede l’indipendenza?

Credo di non essere il solo ad immaginare di poter vivere in una città diversa, al di sopra della qualità di una pubblicità media. Una città che si occupi dei suoi cittadini e dei loro bisogni e non di blandirli, magari con la promessa di una merendina.

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