I tabù della ragione – l’attacco all’art.18

10 years ago by in Articoli, Lavoro - Welfare, Qua e là - consigli di lettura Tagged: , , , ,

di Titti Di Salvo

Il dizionario italiano definisce tabù “tutto ciò che è oggetto di un divieto senza fondamento oggettivo”. Ora alla luce del vocabolario, tutti coloro che dicono che eliminare l’art.18 non è un tabù devono aggionare il linguaggio ,scegliendo parole più appropriate per dire la loro sull’argomento. E devono rispondere ad almeno 10 domande dettate dal buon senso e dalla realtà,appunto domande “oggettivamente fondate”.

1. Di fronte alla previsione di recessione, l’abolizione dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori, cioè del divieto di licenziare senza giusta causa e giustificato motivo, è la misura urgente e necessaria per far crescere il paese, sostenere le imprese e superare la crisi?

2. Di fronte alla previsione legata alla recessione di 800.000 posti di lavoro in meno per il 2012, il governo Monti deve occuparsi, senza guardare in faccia nessuno, di come si licenziano le persone o di come si creano posti di lavoro?

3. Di fronte all’evidenza che l’art.18 non si applica al 95 % delle imprese italiane perché sotto la soglia dell’applicazione dello Statuto dei lavoratori, poter licenziare è decisivo per poter assumere?

4. Di fronte al fatto che la maggior parte delle imprese è molto lontana da quella soglia (dai 3 ai 9 dipendenti), quelle imprese aumenterebbero la loro dimensione che oggi ,secondo i sostenitori della cancellazione dell’art.18, viene tenuta al di sotto dei 15 dipendenti per non applicare lo Statuto dei lavoratori?

5. Di fronte alla possibilità dei licenziamenti collettivi per crisi già prevista dalle attuali norme,di fronte al licenziamento individuale già possibile per atti gravi, di quali situazioni si parla quando si pone il tema della libertà di licenziamento?

6. Di fronte a quell’85 percento di assunzioni precarie che caratterizzano oggi il mercato del lavoro,di fronte alle finte cococo e ai finti stage,la soluzione al dramma esistenziale,generazionale e quindi generale della precarietà, è l’estensione della precarietà a tutte le nuove assunzioni, visto che nel contratto unico a tempo indeterminato ,citato dal Ministro Fornero, non ci sarebbe vincolo alcuno alla libertà di licenziamento?

7. Di fronte al decreto ancora in itinere che modifica pesantemente la vita di moltissimi,sposta in avanti il tempo della loro pensione per fare cassa e lascia tante persone espulse dai processi produttivi,s enza salario e senza pensione; di fronte a tutto ciò, a chi giova riproporre l’ossessione del precedente governo, l’art.18, come biglietto da visita della riforma del mercato del lavoro?

8. Di fronte alla crisi che investe settori e persone non protette o non protette a sufficienza da ammortizzatori sociali ,per equità e anche per sostenere la domanda interna la priorità è l’art.18 o la riforma degli ammortizzatori sociali?

9. Di fronte alla natura del governo d’emergenza,certamente legittimo,ma sempre d’emergenza,come si concilia tale natura con la modifica dell’impianto del welfare italiano contenuta nel decreto e con lo snaturamento dei fondamenti dei diritti del lavoro in Italia ,visto che l’art.18 ne è l’architrave: messo lì apposta, come dice la Costituzione, per riequilibrare rapporti di forza che pari non sono tra lavoratori e datori di lavoro?

10. Di fronte al fatto che contendono opinioni diverse tre donne,che c’entra soffermarsi su questo piuttosto che sulla rappresentanza che sia Susanna Camusso, Elsa Fornero o Emma Marcegaglia esercitano?

Sinistra Ecologia Libertà ha già presentato le sue proposte per la crescita sostenibile e presenterà presto anche quelle per combattere la precarietà e ridare valore al lavoro: ma quelle 10 domande meriterebbero delle risposte, senza tabù.

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