Le istituzioni repubblicane e la Costituzione i doni più preziosi del 25 aprile

9 years ago by in Articoli Tagged: , , , , ,
Sintesi dell’intervento tenuto durante le celebrazioni del 25 aprile a Camagna presso la Sala Consiliare intitolata alla Banda Lenti.
È con commozione che quest’anno celebro con voi il giorno della Liberazione. Con quella commozione che deriva dal celebrare questa giornata fondativa della nostra democrazia nel ruolo di Deputato della Repubblica, ruolo del quale mi auguro di essere degno di cui sento il peso di una enorme responsabilità in un momento di estremo discretivo della politica che mette a rischio anche le nostre istituzioni.
 
Non so se vi sia una ratio nel destino e nelle sue inusuali coincidenze, ma fu proprio a Camagna più di un decennio fa che ebbi l’occasione, proprio insieme all’ANPI di questa comunità di fare il mio primo intervento pubblico. È con la stessa emozione di allora che rivolgo alle autorità e a voi tutti il mio saluto.
 
Rinnovare con passione le celebrazioni del 25 aprile non può trattarsi di un fatto rituale e consumato. Spetta a noi tutti riaffermare e ricercare le ragioni fondamentali di quella scelta di campo fatta da un’intera generazione.
 
È abitudine ormai da anni che sulla Resistenza o meglio sulla guerra di Liberazione cali una coltre di polvere, tale da rendere i fatti indistinti, le ragioni complementari, gli esiti scontati. 
Non é così, e lo sappiamo. Dobbiamo quotidianamente reagire a questa tendenza uniformante, spazzare via il velo di polvere prima che diventi coltre. Ribadire e ricordare che le scelte fatte dai partigiani fuorono scelte di coraggio, di impegno di amore civico e civile. Scelte fatte sullo stesso filo che spesso divide la vita o la morte. 
 
Per queste ragioni gli spiriti sinceramente democratici reagiscono ad ogni forma di assimilazione o di omologazione anche in quelle  forme celebrative che fanno violenza delle coscienze antifasciste. Il Mausoleo a Graziani ad Affile o i giardini Cavallero di Casale, per quanto distanti geograficamente non lo sono dal punto di vista ideale. Sono la stessa becera espressione di quella cultura volutamente non ideologica, e che invece lo è fortemente, che celebra, con la scusa e l’alibi della storia locale personaggi che furono onta della storia nazionale.
E poi esistono realmente storie di carattere locale slegate da quella nazionale? 
 
No, non è così. Furono vicende locali quelle che coinvolsero i ragazzi della Banda Lenti o della Banda Tom o delle tante formazione partigiane che lottarono nei territori, spesso quelli più aspri, per la liberazione del nostro Paese, pagando caramente queste scelte che in modo riduttivo possiamo definire generose? Non furono forse storie locali che produssero i più alti esempi di storia nazionale che con il loro sacrificio contribuirono a creare una Patria libera unita, nel percorso che portò alla Repubblica e alla Costituzione fieramente anti-fascista?

Attenzione alla storia, alla ricerca di verità nella storia che non può piegarsi alla tendenze politiche o a lassismi nemmeno temporanei.

Per fare questo servono, come nell’affrontare ogni malattia, gli anticorpi. Gli anticorpi della cultura, dello studio, della pazienza del racconto costante, dei valori. 
Diventa tutto più facile allora, tutto più chiaro e così che ritroviamo le parole di Italo Calvino che ad uno dei personaggi dei Sentieri dei nidi di ragno fa dire:
 
“Ma allora c’è la storia. C’è che noi, nella storia, siamo dalla parte del riscatto, loro dall’altra. Da noi, niente va perduto, nessun gesto, nessuno sparo, pur uguale al loro.  tutto servirà se non a liberare noi a liberare i nostri figli, a costruire un’umanità senza più rabbia, serena, in cui si possa non essere cattivi. L’altra è la parte dei gesti perduti; degli inutili furori, perduti e inutili anche se vincessero, perché non fanno storia, non servono a liberare ma a ripetere e perpetuare quel furore e quell’odio, finché dopo altri venti o cento o mille anni si tornerebbe così, noi e loro, a combattere con lo stesso odio anonimo negli occhi e pur sempre, forse senza saperlo, noi per redimercene, loro per restarne schiavi. Questo è il significato della lotta, il significato vero, totale, al di là dei vari significati ufficiali. Una spinta di riscatto umano, elementare, anonimo, da tutte le nostre umiliazioni: per l’operaio dal suo sfruttamento, per il contadino dalla sua ignoranza, per il piccolo borghese dalle sue inibizioni, per il paria dalla sua corruzione. Io credo che il nostro lavoro politico sia questo, utilizzare anche la nostra miseria umana, utilizzarla contro se stessa, per la nostra redenzione, così come i fascisti utilizzano la miseria per perpetuare la miseria, e l’uomo contro l’uomo. “
 
 
A noi, oggi, spetta il compito di riaffermare l’attualità di quei valori cercando nei principi fondamentali contenuti nella nostra Costituzione gli strumenti per contribuire, ciascuno nel proprio ruolo e con i propri ideali ed orizzonti politici, a costruire una comunità nazionale più coesa, più solidale, più giusta. 
 
 
Il monito rivolto dal Presidente Napolitano all’atto del suo insediamento di chiamata nei confronti della politica di responsabilità, di moralità e credibilità non può essere consegnato all’ipocrisia di sterili applausi, resi poco credibili da chi ha usato il termine responsabilità per la confusione stessa degli ideali politici, mettendo a rischio la tenuta stessa delle istituzioni.
 
Dobbiamo coltivare la memoria e curare le nostre istituzioni repubblicane insieme alla Costituzione come i doni più preziosi di quel periodo. Dobbiamo sapere custodirli e praticarli.
 
Viva la Repubblica, viva il 25 aprile! 

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