Spero in un ‘campo largo’ dell’area laburista. Intanto lavoro per il nostro territorio.

8 years ago by in Articoli Tagged: , , , ,

“Caro Nichi, me ne vado per riappropriarmi della libertà del dubbio, della valutazione critica”, scrisse un mese e mezzo fa Fabio Lavagno, per annunciare la sua uscita da Sinistra, Ecologia Libertà, e di lì a poco la sua adesione a Led (Libertà e Diritti), componente del Gruppo Misto costituita dai ‘transfughi’ del partito di Vendola, si dice in viaggio verso le sponde del Partito Democratico. Li chiamano già ‘ i Miglioristi’, giocando un po’ sul nome di Gennaro Migliore, il più noto di loro insieme a Claudio Fava, e in tanti li considerano già ‘organici’ al Pd, che però comincia ad essere un transatlantico un po’ affollato ed eterogeneo. Abbiamo incontrato Lavagno nei giorni scorsi, appena prima di un suo incontro in Prefettura (“sono appuntamenti ormai frequenti, purtroppo quasi sempre per vertenze di aziende in crisi”) e della sua partenza per Roma dove il Parlamento, nell’anno primo dell’era Renzi, ha lanciato al Paese una prova di stakanovismo estivo a cui in effetti la politica romana ci aveva disabituati da decenni. “Per fortuna anche a Roma l’estate è stata climaticamente più che vivibile”, sorride Lavagno, “e pazienza se c’è giusto il tempo di rientrare a casa per il cambio del guardaroba”. Cerchiamo allora di farci spiegare dal 37 enne deputato casalese cosa succede davvero nei Palazzi della politica romana, e cosa ‘bolle in pentola’, sul fronte delle riforme economiche ed istituzionali, per i prossimi mesi. Ma anche che succede a sinistra, e se davvero Renzi è un ‘asso pigliatutto’ destinato a fare tabula rasa di qualsiasi progetto alternativo.

Onorevole Lavagno, immaginando che agli estremi della strada ci siano Renzi e Vendola, lei oggi a che punto sta del tragitto?
(sorride, ndr) Potrei cavarmela dicendo a metà strada, ma proviamo invece a fare un ragionamento più articolato. Non nego che Nichi Vendola mi abbia molto deluso: dopo la lettera che anche voi avete reso pubblica non c’è stato nessun tentativo di contatto, di confronto. E anzi un attacco piuttosto volgare, con cui Vendola stesso ha insinuato che la mia decisione, e quella degli altri colleghi parlamentari che hanno dato vita a Led, sia stata il frutto di trattative sotto banco con Renzi.

E non è così? In fondo che siate in viaggio verso il Pd lo pensano in molti..
No, non è assolutamente così, e la nostra è stata una scelta del tutto autonoma e libera, dettata da un dissenso ormai inconciliabile sul fronte della politica economica, ma prima ancora dell’impostazione politica di Sel uscita dall’ultimo congresso: con una svolta verso una sinistra ‘residuale e di testimonianza’, modello lista Tsipras, che personalmente non mi sono sentito di condividere. Ben altro era il progetto di Sel a cui ho aderito con entusiasmo negli anni scorsi.

Ci spieghi meglio questo passaggio….
Il progetto di Sel, e di Vendola, in cui mi sono riconosciuto era quello di puntare alla leadership del centro sinistra, e quindi ad essere una sinistra di governo, in grado di prendersi responsabilità forti verso il Paese, e di proporre soluzioni in positivo. Ad un certo punto l’orizzonte si è sempre più ristretto, e Sel sembra ora orientata verso un’alleanza con alcune forze ‘reducistiche’, di vecchia sinistra che affonda le sue radici addirittura nel ’68, o poco dopo. Senza vocazione di governo, ma solo di opposizione al sistema. Non è la mia cultura, e mi sembra un progetto che guarda indietro, e non avanti.

Il casus belli della vostra uscita da Sel è stato il famoso provvedimento degli ’80 euro’: a lei piace?
E’ un passo timido, ed insufficiente: ma per niente negativo, anzi concreto. Così come nelle scorse settimane abbiamo votato a sostegno del decreto sulla pubblica amministrazione, e di volta in volta ci riserviamo di dare al Governo un sostegno sui singoli provvedimenti, o di emendarli: come è successo nel caso dei consorzi socio assistenziali del Piemonte.

E sul fronte riforme istituzionali i progetti di Renzi la convincono?
Partiamo dal Senato: è da moltissimo tempo, e anche nel programma dell’Ulivo che aveva al suo interno addirittura Bertinotti, che a sinistra si parla della necessità di superare il bicameralismo perfetto, e di trasformare il Senato nel luogo in cui dar voce alle autonomie regionali e locali. Sono più perplesso sul fatto di eliminare il voto popolare diretto: ma anche la riduzione di numero dei senatori, invece, mi trova favorevole. Più in generale, è tutta la macchina pubblica, dal Parlamento alle Regioni, fino a Province e comuni, a necessitare di una riorganizzazione vera e profonda. Eliminando sprechi, e duplicazioni di competenze che generano confusione e disfunzioni.

E la legge elettorale? Lì lei come interverrebbe?
Continuo a ritenere che la soluzione migliore, tra quelle sul tappeto, sarebbe il Mattarellum, anche se mi pare che ci stia orientando in un’altra direzione. Il cosiddetto Italicum proposto da Renzi, peraltro, ha a mio avviso soglie di ingresso eccessivamente alte, che credo però potranno ancora essere riviste, e allo stesso modo un premio di maggioranza al partito o schieramento vincitore troppo forte. Vedremo alla ripresa autunnale a quale soluzione si approderà.

La sensazione però è che l’alleanza tra Renzi e Berlusconi, da strumentale ed emergenziale, stia diventando strutturale. E che entrambi abbiano come comune obiettivo quello di scegliere in maniera diretta buona parte dei propri parlamentari, ma anche di ‘mettere la museruola’ ai diversi corpi intermedi: dalle associazioni di categoria ai sindacati, fino agli stessi partiti…
La questione esiste, e prima ancora esiste però un problema di rappresentanza dei corpi intermedi stessi: i partiti, i sindacati, la stessa Confindustria (si pensi all’uscita della Fiat: quante altre aziende la stanno seguendo?) hanno il problema prima di tutto di tornare credibili e ‘attrattivi’ sui loro terreni di riferimento. Ma certamente Renzi deve rendersi conto che semplificare il rapporto con le lobbies che ‘imbrigliano’ il Paese non può significare chiudere il dialogo, e la capacità di mediazione.

Se guardiamo a casa nostra, onorevole Lavagno, vediamo che una Camera di Commercio che stava imboccando la strada del coordinamento di una serie di soggetti pubblici e privati per il rilancio del territorio si ritrova con risorse in prospettiva quasi dimezzate…..
Sul tema siamo riusciti a far passare un emendamento che rende progressiva e meno traumatica la riduzione delle risorse alle Camere di Commercio, ma il problema rimane. Vedo poi che, sul territorio piemontese, è in atto un percorso di auto-riorganizzazione che potrebbe portarci ad un accorpamento con Cuneo, che per gli alessandrini non è propriamente dietro l’angolo. Il tema dell’identità e della rappresentanza deve rimanere centrale, così come occorre lavorare sulle prospettive di rilancio economico.

Da casalese, come vede lo stato di salute del suo territorio?
La sofferenza del comparto industriale è forte, purtroppo. Non passa settimana senza che ci si debba occupare di qualche vertenza di crisi, e anche i tentativi di rilancio della filiera del freddo (che rimane comunque la più significativa) mi pare che per ora fatichino a dare risultati concreti, anche se non bisogna mollare. La grande emergenza dell’amianto, poi, ci vede comunemente impegnati, con la collega Bargero del Pd, in un percorso parlamentare che speriamo possa produrre, come risultato finale, l’esclusione definitiva delle spese di bonifica dal patto di stabilità degli enti. Un provvedimento che Sel ha presentato al governo in maniera unitaria, nelle settimane antecedenti alla nostra uscita. E che speriamo possa essere recepito dalla prossima legge finanziaria.

Ci dia un’anticipazione onorevole Lavagno: aderirà al Pd, e quando?
(riflette, ndr) Non a questo Pd. Nel senso che Led, anche nel corso dell’incontro di Cerveteri dello scorso 2 agosto, ha posto la questione di un processo costituente che possa trasformare il Partito Democratico in quel ‘campo largo’ dell’area laburista e progressista per il quale ho sempre lavorato. Se succederà, ne riparleremo sicuramente: ma è ancora presto.

 

Fonte: mag.corriereal.info

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