Agricoltura: bene gli interventi previsti per i settori in crisi

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Presidente, gentile Viceministro, gentili colleghi, oggi iniziamo il dibattito su questo decreto-legge n. 51 del 2015, improntato sulle questioni dell’agricoltura. Raramente, in quest’Aula, dibattiamo di agricoltura, non solo perché questa rientra prevalentemente nella competenza residuale delle regioni, ma più per un’attitudine culturale, poco attenta, nata e cresciuta nel secondo dopoguerra del secolo scorso e alimentata da un’idea di sviluppo industriale che da tempo non trova più grande attinenza con la realtà e, soprattutto, con dati di natura economica. 

Maggiore attenzione all’agricoltura, alla zootecnia, all’agroalimentare nel suo insieme, la dovrebbe porre non solo il legislatore, ma il sistema informativo e formativo in generale, cominciando da un’attenta lettura dei dati economici, da una loro interpretazione e da una – ne sono convinto – vera valorizzazione. Siamo di fronte, infatti, ad una vera sottovalutazione di un settore che, stando agli indicatori economici, fa registrare il più elevato incremento del PIL, con il valore aggiunto che sale al 6 per cento nello scorso anno, a livello congiunturale, spinto dall’esportazione agroalimentare e dalla ripresa dei consumi alimentari delle famiglie che, per la prima volta, da sette anni, tornano positivi e crescono dell’1,4 per cento.

Anche a livello occupazionale l’agricoltura si dimostra come settore dinamico e attivo. Sempre riferendosi ai dati ISTAT, il numero degli occupati lo scorso anno, in generale, è cresciuto di 133 mila unità, ma mentre si sono persi 42 mila occupati nel settore dell’industria e 17 mila nell’edilizia, l’agricoltura ha un saldo positivo di 45 mila nuovi occupati in più, pari al 6,2 per cento, contribuendo, pertanto, a un saldo generale positivo di tutto rilievo.

Cito questi dati perché ravvedo la necessità di una rifocalizzazione generale dell’attenzione nella sfida durissima che ci vede tutti impegnati ad individuare una via della ripresa, non certo per negare che veniamo da anni difficili anche per questo comparto, che ha visto crollare i redditi agricoli e ridursi il valore aggiunto. In senso positivo, ad esempio, per quanto riguarda l’agricoltura, non si è certamente mossa la politica fiscale degli ultimi interventi che rompeva un patto di fiducia tra amministrazione centrale e comuni e, nonostante le varie mitigazioni, non favoriva certo gli imprenditori agricoli. Mi sto riferendo all’IMU sui terreni agricoli, tema sul quale sarà certamente necessario ricordare al Governo che occorrerà intervenire con maggiore attenzione di quanto non sia avvenuto nei mesi scorsi.

La discussione di oggi, infatti, ci impegna su un decreto-legge che non esito a definire positivo e pienamente corrispondente ai requisiti che la nostra Carta costituzionale stabilisce per questo genere di strumento normativo, intervenendo su questioni che implicano straordinarietà, necessità ed urgenza. L’omogeneità, tante volte richiamata e invocata su atti di questo tipo, è pienamente corrisposta, così come rilevato dal Comitato per la legislazione, intervenendo sui settori prettamente di competenza del Ministero delle politiche agricole (nello specifico, sul passaggio delle quote di produzione alla libera concorrenza del settore lattiero-caseario, sui requisiti per la costituzione delle organizzazioni interprofessionali, sugli interventi a favore del settore olivicolo oleario, sull’accesso al Fondo di solidarietà nazionale a favore delle aziende agricole che hanno subito danni a causa di eventi alluvionali ed infezioni di organismi nocivi ai vegetali e sulla riorganizzazione, come è ben noto, di Agensud).

Grazie a questo provvedimento l’Italia recepisce il regolamento comunitario del 2013 che assimila le fitopatie agli interventi meteo eccezionali, quali causa per dichiarare lo stato di calamità. Si tratta di una norma ponte sino a quando non saranno operativi i programmi di sviluppo rurale 2014-2020, che conterranno i nuovi strumenti, appunto, per la gestione del rischio in agricoltura. Il decreto in questione richiama anche un articolo di un regolamento dello scorso anno, sempre dell’Unione europea, che enumera puntualmente tutte le forme di aiuto possibile per le fitopatie che sono sottratte alla notifica dell’Unione europea per gli aiuti di Stato.

Questi riferimenti si riscontrano in uno dei principali articoli di questo decreto, l’articolo 5, che tratta di compensazioni per avversità atmosferiche e fitopatie. Questo articolo, a lungo discusso e modificato dall’ottimo lavoro della Commissione e dal relatore, grazie ad una disponibilità di dialogo e confronto del Governo, prevede che tutte le imprese agricole colpite da avversità atmosferiche di eccezionale gravità nel 2014, e fino alla data di entrata in vigore del provvedimento, potranno accedere agli interventi per favorire la ripresa dell’attività economica, a condizione di non avere sottoscritto polizze assicurative agevolate a copertura dei rischi. Pertanto, anche colture assicurabili, ancorché non assicurate dalle imprese, potranno ricevere i contributi del Fondo di solidarietà per gli eventi verificatisi dal 1o gennaio 2014 fino al 7 maggio 2015.

Nell’arco di questi ultimi decenni abbiamo visto come condizioni meteorologiche sempre più imprevedibili determinino eventi sempre più violenti in campo atmosferico. Solo a titolo di esempio, ricordo i casi dello scorso anno che hanno determinato gravi danni ad imprese agricole riferibili al basso Piemonte e alla Liguria (nello specifico alle province di Alessandria e Genova), all’area vesuviana, a zone della Calabria, o a quelle della Toscana colpite da una violenta tempesta di vento nel marzo scorso. L’intervento potrà riguardare, secondo quanto specificato dal lavoro della Commissione, anche le imprese agricole che hanno subito nell’ultimo triennio danni a scorte di materie prime, semilavorati e prodotti finiti, danneggiati o distrutti a causa degli eventi eccezionali e non più utilizzabili.

La gravissima situazione della Xylella fastidiosa, i suoi rischi, gli ingenti danni che sta causando, hanno portato recentemente l’attenzione sulle fitopatie e sui danni economici che possono causare e che causano. Recentemente, quest’Aula ha approvato, nonostante fosse già stato emanato questo decreto, mozioni che vanno nella direzione di quanto previsto da questo atto normativo. Va ricordato, però, come il lavoro della Commissione abbia permesso di estendere l’elenco delle fitopatie ammesse alle compensazioni alla flavescenza dorata della vite, al cinipide del castagno, dando meritoriamente la priorità, in questo secondo caso, quando la lotta avvenga con metodi biologici.

E’ stato un lavoro utile e serio, che indica come la politica si debba occupare in modo sistemico anche dei fenomeni emergenziali e non attingere alla propria azione solo dall’agenda dell’attenzione mediatica dell’attualità. I contributi compensativi a carico del Fondo di solidarietà nazionale in agricoltura per eventi atmosferici e fitopatie fanno riferimento a: contributi in conto capitale fino all’80 per cento del danno sulla produzione lorda vendibile e per il ripristino delle strutture aziendali; prestiti ad ammortamento quinquennale per le maggiori esigenze di conduzione aziendale nell’anno in cui si è verificato l’evento ed in quello successivo; proroga delle rate delle operazioni di credito in scadenza.

Per gli interventi a favore delle imprese danneggiate dalla diffusione della Xylella, la dotazione del Fondo è ulteriormente incrementata di 1 milione di euro per il 2015 e di 10 milioni di euro per il 2016. Il lavoro della Commissione ha permesso anche di incrementare di 10 milioni il fondo per gli altri interventi sopra specificati. L’attento lavoro della Commissione ha permesso, inoltre, con l’aggiunta del comma 3-bis, come ricordato dal relatore, di aumentare il Fondo di solidarietà nazionale della pesca e dell’acquacoltura, per un importo pari a 250.000 euro per il 2015 – quindi si tratta, più che di incrementarlo, di finanziarlo – per arrivare a 2 milioni nel 2016, offrendo, oltre che un’adeguata attenzione, anche un valido strumento per un settore economico che risultava in crisi.

I risultati positivi che ricordavo all’inizio dell’intervento sono indubbiamente frutto del lavoro e dell’impegno di molte imprese che non hanno perso la fiducia, ma sono state anche favorite da politiche attente che, come dimostra questo decreto-legge, non vengono meno, confermando come l’agricoltura sia uno dei settori più importanti e strategici su cui puntare per avviare una ripresa consolidata del sistema economico nazionale.

Assicurare cibo, contribuire all’educazione alimentare con effetti positivi sulla salute, gestire capillarmente le risorse naturali come suolo ed acqua sono tutte azioni volte alla salvaguardia ambientale e al mantenimento delle biodiversità. Per questo, nell’anno di Expo 2015, è importante ricordare che le imprese agricole devono essere messe al centro dell’agenda economica nazionale.

Più volte ricordata, la nuova politica economica comune ridisegnerà il volto della nostra agricoltura. Nei prossimi sette anni, come ci ricorda il Ministro Martina, abbiamo a disposizione 52 miliardi di euro di risorse, che costituiscono un’occasione imperdibile per decidere le strategie future, il modello di agricoltura che vogliamo per l’Italia e, di conseguenza, anche il suo modello di sviluppo.

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