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	<title>Fabio Lavagno &#187; Coronavirus</title>
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		<title>L’elastico della distanza</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2020 10:12:52 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>La distanza è un dato oggettivo? Lo è certamente quando parliamo di metri o di miglia, quando, cioè, parliamo di unità di misura. Lo è altrettanto quando parliamo di cultura? Prendiamo ad esempio quanto accade tra Oriente e Occidente. In questo caso la distanza è molto più simile a un elastico, e se è vero che i chilometri rimangono sempre immutati, quando parliamo di società (e di cultura) siamo di fronte proprio ad un elastico che si allunga e si accorcia. Ad insegnarcelo è la storia, e a raccontarcelo ancora meglio sono i fatti di questi giorni.</p>
<p>Se è vero che le civiltà si sono sviluppate autonomamente in varie parti del mondo<a href="https://www.pandorarivista.it/articoli/elastico-della-distanza/#_ftn1" name="_ftnref1"><sup>[1]</sup></a>, e che, nello specifico, quelle orientali sono sorte lungo le rive di fiumi e quella occidentale privilegiando il bacino del Mediterraneo, è altrettanto vero che ci sono stati momenti di maggiore o minore distanza ed è in questi ultimi che le due civiltà sono arrivate addirittura a toccarsi. A volte non solo a toccarsi, ma addirittura a influenzarsi o per usare un termine ambiguo, ma diffuso, a contaminarsi. Prendiamo ad esempio la scultura del Gandhara<a href="https://www.pandorarivista.it/articoli/elastico-della-distanza/#_ftn2" name="_ftnref2"><sup>[2]</sup></a>, l’arte statuaria buddista con chiari ed evidenti riferimenti ellenistici, che si è sviluppata come risultato della massima espansione della <em>koinè</em>, seguita alle conquiste militari di Alessandro Magno verso est sino a raggiungere le valli dell’Indo. Altre volte, le stesse civiltà, hanno corso in parallelo e contemporaneamente.</p>
<p>Continua a leggere su <a title="L'elastico della distanza di Fabio Lavagno" href="https://www.pandorarivista.it/articoli/elastico-della-distanza/" target="_blank">Pandora Rivista</a></p>
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		<title>IL RUOLO DELLA CINA DURANTE (E DOPO) LA PANDEMIA? SEMPRE PIÙ FORTE NEL MONDO</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2020 11:24:40 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>A scorrere le prime pagine del “Giornale del Popolo” (Rénmín Rìbào), o le notizie sull’agenzia Xinhua di questa settimana sembra di sfogliare l’agenda che un qualche fidato segretario tiene a Xi Jinping. Scotta il telefono del Presidente cinese. Non passa giornata senza una puntuale relazione delle chiamate partite da Pechino verso le principali capitali europee e non solo. Si tratta di una fitta rete di relazioni, che non rappresentano solo una formale attività diplomatica: la costruzione di frasi di circostanza, infatti, si intreccia costantemente con messaggi più o meno espliciti e capaci di una serie di conseguenze non trascurabili per il futuro assetto geopolitico dell’interno globo.</p>
<p>Il processo di desinizzazione del Corona Virus è chiaro e la sua impronta inizia a fare breccia nelle opinioni pubbliche occidentali. Forse non è stata l’Italia a inaugurare questa catena di telefonate, ma nel colloquio con il Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte l’intento è stato più che esplicito: rafforzare con l’Italia il rapporto di natura commerciale e geopolitica culminato dalla firma del Memorandum dello scorso anno. E’ bene ricordare che l’Italia stessa, paese fondatore dell’Unione Europea, è l’unico membro del G7 ad aver sottoscritto il patto con la Cina relativo alla Belt and Road Initiative (Nuova via della seta). Ciò che resta emblematico è che, nella telefonata con Conte, anche i media cinesi abbiano abbandonato l’espressione ufficiale del progetto per adottare quella più empatica al paese che ha dato i natali a Marco Polo e Matteo Ricci di “Nuova via della seta” aggiungendovi “della sanità”. Quindi l’aiuto, i mezzi giunti in Italia in queste settimane e quelli che arriveranno nelle prossime, non si slegano da un principio e da un quadro di natura geopolitica e commerciale complessivo e ben più complesso.</p>
<p>Continua su <a title="Il ruolo della Cina durante (e dopo) la pandemia? di Fabio Lavagno" href="https://www.glistatigenerali.com/geopolitica/coronavirus-covid-cina-politica-pandemia/">Gli Stati Generali</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>LA CINA ENTRA NELLA FASE 2: LA “POST-EMERGENZA” (E LA “SOLIDARIETÀ” ALL’ITALIA)</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2020 15:00:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Cina è passata radicalmente alla fase successiva rispetto alla gestione della crisi epidemica che l’ha coinvolta e con la quale ha dovuto convivere concretamente a partire da una data simbolica, come quella del Capodanno Cinese. Se da un lato i numeri di carattere sanitario parlano di un rallentamento dei contagi (e di un calo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La Cina è passata radicalmente alla fase successiva rispetto alla gestione della crisi epidemica che l’ha coinvolta e con la quale ha dovuto convivere concretamente a partire da una data simbolica, come quella del Capodanno Cinese.</p>
<p>Se da un lato i numeri di carattere sanitario parlano di un rallentamento dei contagi (e di un calo delle vittime) e quelli economici di una lenta ripartenza del gigante asiatico, la politica di Xi Jinping è certamente più avanti ed è capace di interpretare una fase nuova e decisamente successiva.</p>
<p>Se il 10 marzo il Presidente cinese ha compiuto la sua visita a Wuhan, che con toni trionfalistici e solenni ha sancito simbolicamente la fine della fase più acuta e devastante della crisi sanitaria [Renmin Ribao – il Quotidiano del Popolo, 11/3/2020], è nei giorni precedenti che Xi si occupato di tutt’altre questioni, ma che in una prospettiva di medio periodo, possono risultare molto più cruciali per la vita della Cina.</p>
<p>continua su <a href="https://www.glistatigenerali.com/geopolitica/coronavirus-cina-italia-emergenza/">Gli Stati Generali</a></p>
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		<title>CORONAVIRUS, COSÌ IL MODELLO CINESE SFIDA L’IDEA DI EUROPA</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2020 15:01:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Poche settimane fa, nel concludere una conferenza di un ciclo di formazione rivolto ai docenti di un liceo piemontese, affermavo che la Cina avrebbe fatto di tutto non solo per uscire in tempi rapidi dall’emergenza relativa al Corona Virus, ma avrebbe cercato di sfruttare questa occasione, partita da una situazione drammatica, come promozione della propria [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Poche settimane fa, nel concludere una conferenza di un ciclo di formazione rivolto ai docenti di un liceo piemontese, affermavo che la Cina avrebbe fatto di tutto non solo per uscire in tempi rapidi dall’emergenza relativa al Corona Virus, ma avrebbe cercato di sfruttare questa occasione, partita da una situazione drammatica, come promozione della propria immagine di Paese forte, unito, moderno ed efficiente.</p>
<p>Era il 20 febbraio. L’Italia, l’Europa, come il resto del mondo, si presumevano immuni dalla nuova emergenza che sembrava relegata alla Cina o comunque all’Estremo Oriente. Una distanza geografica, e ancor più culturale, davanoall’Occidente nel suo complesso l’impressione che il pericolo fosse lontano o al più aggirabile con alcuni (discutibili) espedienti come il blocco dei voli diretti, l’astensione dai luoghi di ristoro o di frequentazione orientali, punte più o meno evidenti di razzismo.</p>
<p>Continua su <a href="https://www.glistatigenerali.com/geopolitica/coronavirus-modello-cinese-europa/">Gli Stati Generali</a></p>
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