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	<title>Fabio Lavagno &#187; Europa</title>
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		<title>CORONAVIRUS, COSÌ IL MODELLO CINESE SFIDA L’IDEA DI EUROPA</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2020 15:01:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Poche settimane fa, nel concludere una conferenza di un ciclo di formazione rivolto ai docenti di un liceo piemontese, affermavo che la Cina avrebbe fatto di tutto non solo per uscire in tempi rapidi dall’emergenza relativa al Corona Virus, ma avrebbe cercato di sfruttare questa occasione, partita da una situazione drammatica, come promozione della propria [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Poche settimane fa, nel concludere una conferenza di un ciclo di formazione rivolto ai docenti di un liceo piemontese, affermavo che la Cina avrebbe fatto di tutto non solo per uscire in tempi rapidi dall’emergenza relativa al Corona Virus, ma avrebbe cercato di sfruttare questa occasione, partita da una situazione drammatica, come promozione della propria immagine di Paese forte, unito, moderno ed efficiente.</p>
<p>Era il 20 febbraio. L’Italia, l’Europa, come il resto del mondo, si presumevano immuni dalla nuova emergenza che sembrava relegata alla Cina o comunque all’Estremo Oriente. Una distanza geografica, e ancor più culturale, davanoall’Occidente nel suo complesso l’impressione che il pericolo fosse lontano o al più aggirabile con alcuni (discutibili) espedienti come il blocco dei voli diretti, l’astensione dai luoghi di ristoro o di frequentazione orientali, punte più o meno evidenti di razzismo.</p>
<p>Continua su <a href="https://www.glistatigenerali.com/geopolitica/coronavirus-modello-cinese-europa/">Gli Stati Generali</a></p>
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		<title>La Camera approva la Legge sull’equiparazione del cognome dei genitori</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Sep 2014 10:17:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Lavagno]]></dc:creator>
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			<p style="text-align: justify;">La Camera dei deputati ha finalmente approvato il disegno di legge che equipara il cognome materno a quello paterno. Viene meno l’assegnazione obbligata del cognome paterno ai figli. Si tratterà di una libera scelta dei genitori. Al figlio potrà essere assegnato l’uno o l’altro cognome o entrambi. Il maggiorenne potrà optare per l’uno o l’altro con una dichiarazione davanti allo stato civile. Uguale disciplina per le famiglie di fatto.<span id="more-8682"></span></p>
<p style="text-align: justify;">I toni apocalittici di alcuni interventi da parte del Centrodestra, mi hanno riportato alla mente gli interventi che accompagnarono l’approvazione dell’istituto del divorzio. Tuttavia, allora come oggi, non verrà nessuna demolizione all’Istituto familiare, nessuna deriva anarchica, come sostenuto da taluni deputati, nessun danno alla civiltà e alle nostre tradizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Semplicemente è stata approvata una norma di civiltà, che ci chiedeva anche l’Europa: certamente una rivoluzione per il nostro ordinamento e per i nostri costumi, ma si badi, ancora un timido passo in avanti per la conquista di quella vera parità fra uomo e donna che, fra l’altro, ci permetta di archiviare come un incubo del passato la serie terribile di femminicidi che stanno segnando il nostro tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">239 si. 92 no. 69 astenuti. Contrari: Per l’Italia, Lega, Nuovo Centro destra e Fratelli d’Italia. Astenuto il Movimento 5 Stelle. Libertà di voto per i deputati di Scelta Civica e Forza Italia. A favore: il Partito Democratico, noi di LeD, Sinistra Ecologia Libertà e i Socialisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Fino all’ultimo il voto è stato incerto, per l’accorta richiesta di voto segreto da parte dei contrari. Poi, quando sul tabellone è apparso il risultato finale, siamo esplosi in un applauso liberatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora la Legge passa all’aula del Senato, dove già attende l’approvazione definitiva un’altra legge fortemente innovativa: la riforma del divorzio.</p>
<p style="text-align: justify;">Luigi Lacquaniti</p>
<p style="text-align: justify;">Fabio Lavagno</p>

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		<title>Le intollerabili patenti di Monti</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jan 2013 08:46:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Lavagno]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Monti nelle sue dichiarazioni chiarisce, se ve ne fosse ancora bisogno, la sua natura e quella dell’operato del suo esecutivo. Una natura neoliberista, quella stessa che ha creato la crisi, minando le fondamenta dei diritti su cui si basa l’Europa. Il cinismo di Monti, non si esaurisce nell’aver utilizzato la drammatica crisi economica per intervenire [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Monti nelle sue dichiarazioni chiarisce, se ve ne fosse ancora bisogno, la sua natura e quella dell’operato del suo esecutivo. Una natura neoliberista, quella stessa che ha creato la crisi, minando le fondamenta dei diritti su cui si basa l’Europa.</p>
<p>Il cinismo di Monti, non si esaurisce nell’aver utilizzato la drammatica crisi economica per intervenire indisturbato sulle materie <span id="more-4995"></span>del lavoro e del welfare, ma si spinge oggi, da posizioni minoritarie elettoristicamente, a pretendere che le sue tesi assumano valore assoluto, configurandosi come pensiero unico.</p>
<p>La tecnica proclamata da Monti è la coperta per nascondere i peggiori attacchi alla credibilità della politica come strumento per migliorare la società.</p>
<p>Da chi proviene da una mentalità simile, subalterna ai poteri economici, che lascia trasparire più di un atteggiamento autoritario è inaccettabile ricevere patenti di compatibilità politica, così come Monti sta facendo con un uso strabordante dei mass media.</p>
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		<title>Hollande: “Credo in un’Europa che avanzi a più velocità”</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Oct 2012 12:23:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Lavagno]]></dc:creator>
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			<p style="text-align: justify;"><em>Intervista a cura di <strong>Alberto Mattioli</strong> (La Stampa), <strong>Sylvie Kauffmann</strong> (Le Monde),<strong> Angelique Chrisafis</strong> (The Guardian), <strong>Berna Gonzalez Harbour</strong> (El País), <strong>Jaroslaw Kurski</strong> (Gazeta Wyborcza) e <strong>Stefan Ulrich</strong> (Süddeutsche Zeitung) <img title="More..." alt="" src="http://www.fabiolavagno.it/blog/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" /></em></p>
<p style="text-align: justify;">In fondo al tunnel della crisi si comincia a vedere la luce. Tanto che forse, dopo l’euro, ci si potrà finalmente occupare dell’Europa. Alla vigilia dell’ennesimo vertice «decisivo» a Bruxelles, François Hollande spiega a sei quotidiani, per la prima volta, la sua visione e i suoi progetti per l’Europa. L’intervista si svolge in un salone dell’Eliseo. Il Presidente della Repubblica francese è rilassato, cordiale e di buon umore. E, soprattutto, molto chiaro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Signor Presidente, l’Unione europea ha appena ottenuto il Nobel per la Pace, che dà a tutti una responsabilità in più. Come salverete l’euro e l’Europa?  </strong></p>
<p style="text-align: justify;">«L’attribuzione del Nobel alla Ue è, insieme, un omaggio al passato e un appello per il futuro. L’omaggio è per i padri fondatori dell’Europa, capaci di fare la pace all’indomani di un massacro. L’appello è per i governanti dell’Europa di oggi, perché siano coscienti che uno scatto è indispensabile. Sull’uscita dalla crisi della zona euro, siamo vicini, molto vicini, perché abbiamo preso le decisioni giuste al vertice del 28 e 29 giugno e le applicheremo il più rapidamente possibile. Prima, regolando definitivamente la situazione della Grecia, che ha fatto tanti sforzi e che deve ormai essere sicura di restare nell’eurozona. Poi, rispondendo alle esigenze dei Paesi che hanno fatto le riforme attese e che devono potersi finanziare a tassi ragionevoli. Infine, realizzando l’unione bancaria. Voglio che queste questioni siano risolte da qui alla fine dell’anno. Allora potremo iniziare a cambiare i nostri sistemi di decisione e approfondire l’unione. Sarà il grande cantiere di inizio 2013».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Appunto: i Paesi che hanno fatto degli sforzi, con sacrifici pesanti per la popolazione, non vedono miglioramenti. Quanto tempo pensa possano resistere?  </strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Dalla mia elezione ho fatto in modo che l’Europa si dia come priorità la crescita, senza rimettere in discussione la serietà dei bilanci, resa indispensabile dalla crisi del debito pubblico. La mia convinzione è che, se non diamo un nuovo slancio all’economia europea, le misure di disciplina, peraltro auspicabili, non avranno dei risultati pratici. Il ritorno della crescita suppone che si muovano dei finanziamenti su scala europea, ed è il patto che abbiamo adottato in giugno, ma anche si migliori la nostra competitività e si coordinino le nostre politiche economiche. I Paesi che sono in attivo devono stimolare la loro domanda interna con un aumento dei salari e una riduzione delle tasse, è la miglior espressione della loro solidarietà. Nell’interesse di tutti, non è possibile infliggere una condanna a vita a Paesi che hanno già fatto dei sacrifici considerevoli. Oggi la recessione ci minaccia quanto il deficit!».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come pensa di superare il fossato fra i partigiani dell’austerità e quelli della crescita?  </strong></p>
<p style="text-align: justify;">«È compito della Francia realizzare questo compromesso, per cambiare di prospettiva. Due leve mi sembrano indispensabili. La prima è la fiducia. Prima usciremo dalla crisi della zona euro e prima gli investitori torneranno. Disponiamo di tutti i mezzi per agire: Meccanismo europeo di stabilità, regole d’intervento della Banca centrale europea. Allora usiamoli. La seconda leva è dare coerenza alla politica economica europea. Abbiamo definito un patto per la crescita, facciamolo partire. Ci sono 120 miliardi di euro. Alcuni diranno: è troppo poco. Ma ciò che conta è che siano spesi presto e bene. Il budget europeo è anche uno strumento per stimolare l’economia, in particolare attraverso i fondi strutturali. Propongo di fare di più, mobilitando delle risorse supplementari. La tassa sulle transazioni finanziarie sarà l’oggetto di una cooperazione rinforzata. Undici Paesi si sono detti d’accordo. Auspico che il suo gettito sia destinato per una parte a dei progetti di investimento e per un’altra a un fondo di formazione per i giovani. È compito della Francia convincere i nostri partner che l’austerità non è una fatalità».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span id="more-4716"></span></strong></p>

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			<p style="text-align: justify;"><strong style="font-size: 13px; line-height: 19px;">Lei dice che siamo vicini all’uscita dalla crisi. Ma per dare motivazioni ai cittadini dell’Europa, che idea di Europa sostiene? Un’Europa federale o un’Europa delle nazioni?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Il dibattito non è più quello dei primi Anni 60, l’Europa delle patrie o l’Europa federale&#8230; Allora i Paesi erano sei, poi sono diventati otto, poi dodici, adesso siamo 27 e presto 28 con la Croazia. Cambiando di dimensione, l’Europa ha cambiato modello. La mia proposta è un’Europa che avanza a più velocità, per cerchi differenti. Si possono chiamare “avanguardia”, “Stati precursori”, “nocciolo duro”, poco importano i nomi, è l’idea che conta. Abbiamo una zona euro che ha un patrimonio, la moneta unica, e richiede un nuovo governo. Questa zona euro deve prendere una dimensione politica. Sono favorevole a che l’Eurogruppo, che riunisce i ministri delle Finanze, sia rinforzato e che il suo presidente si veda affidare un mandato chiaro e sufficientemente lungo. Sono anche favorevole a una riunione mensile dei Capi di Stato e di governo di questa zona. Facciamola finita con questi vertici cosiddetti “dell’ultima spiaggia”, queste riunioni “storiche”, questi appuntamenti eccezionali. E che nel passato non hanno ottenuto che dei successi effimeri. I mercati sono aperti tutti i giorni. L’Europa non può più essere in ritardo. Questa organizzazione non escluderà gli altri Paesi. Chi vuole entrare nella zona euro sarà associato ai nostri dibattiti. Certi Paesi non lo vogliono: è la loro scelta. Ma perché ci devono venire a dire come dev’essere diretta la zona euro? È una pretesa che capisco, ma che non mi sembra coerente».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per un’Europa più integrata con l’unione politica, forse anche con una politica di difesa, non ci vorrebbe un nuovo Trattato Costituzionale sottoposto a referendum?  </strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Credo di ricordarmi che nel 2005 abbiamo provato questa formula e che non ha dato i risultati sperati! Prima di lanciarsi in una meccanica istituzionale, gli europei devono decidere che cosa vogliono fare insieme. Il contenuto viene prima del quadro. La sfida istituzionale è spesso evocata per non fare delle scelte. Non mi è sfuggito che i più pronti a parlare di unione politica sono spesso stati i più reticenti a prendere le decisioni che la renderebbero inevitabile».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Allude ai tedeschi?  </strong></p>
<p style="text-align: justify;">«No, a nessuno in particolare. Più volte, in passato, i tedeschi hanno sinceramente fatto delle proposte sull’unione politica, che non sono state colte. La Francia sostiene l’”integrazione solidale”: ogni volta che facciamo un passo verso la solidarietà, l’unione deve progredire. Così l’unione bancaria che porta a una supervisione di cui la Bce sarà l’organo, e che permetterà la soluzione delle crisi con la ricapitalizzazione delle banche, è una competenza molto importante. Questa solidarietà non potrà funzionare senza controllo democratico: l’unione bancaria che serve a controllare la finanza sarà una tappa importante dell’integrazione europea».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qual è la capacità della Francia di convincere la Germania e i Paesi reticenti ad andare avanti su questa strada?  </strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Abbiamo preso delle decisioni insieme al Consiglio europeo di giugno. Esse hanno avuto incontestabilmente delle conseguenze favorevoli: la calma è tornata sui mercati. La Bce ha contribuito chiarendo i suoi metodi di intervento. Dunque, la mia posizione è semplice: tutto il Consiglio europeo del 28 giugno, niente altro che il Consiglio europeo del 28 giugno, ma applicato il più rapidamente possibile. L’obiettivo è di regolare tutto da qui alla fine dell’anno. Oggi più nessuno pensa che l’euro sparirà o che la zona euro si spaccherà. Ma la prospettiva della sua integrità non basta. Ora, dobbiamo uscire dalla crisi economica».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dunque, l’unione politica non è per adesso.  </strong></p>
<p style="text-align: justify;">«L’unione politica è la tappa che seguirà l’unione di bilancio, l’unione bancaria e l’unione sociale. Darà un quadro democratico a quanto saremo riusciti a realizzare dell’integrazione solidale».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>

		</div> 
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			<p style="text-align: justify;"><strong style="font-size: 13px; line-height: 19px;">Per quando la vede?  </strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Dopo le elezioni europee del 2014. L’avvenire dell’Unione sarà la sfida di questa consultazione. È la condizione per mobilitare i popoli e alzare il tasso di partecipazione intorno a un vero dibattito, quello dell’avvenire stesso dell’Europa».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Molte voci si levano contro l’obbiettivo del deficit ridotto al 3% del Pil. È possibile un accordo europeo per rinviarlo di un anno?  </strong></p>
<p style="text-align: justify;">«I Paesi non sono tutti nella stessa situazione. E molto dipenderà dalle nostre scelte su disciplina di bilancio e crescita. Questa discussione si farà nel 2013, su iniziativa della Commissione. L’obbiettivo è anche armonizzare i tassi d’interesse nella zona euro. Non è ammissibile che, nello stesso spazio monetario, ci siano Paesi che si finanziano all’1% a dieci anni e altri al 7%!».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La sua elezione ha creato attese enormi. Cosa direbbe a un greco disoccupato che non ha i soldi per curarsi?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Che farò di tutto perché la Grecia resti nella zona euro e disponga delle risorse indispensabili da qui alla fine dell’anno senza che sia necessario infliggerle delle nuove condizioni rispetto a quelle accettate dal governo Samaras. Ma mi rivolgo anche agli spagnoli e ai portoghesi: è venuto il tempo di offrire una prospettiva al di là dell’austerità. La Spagna deve poter conoscere le condizioni precise per accedere ai finanziamenti previsti il 28 giugno. E non ha senso aggravarle. La Francia è il tramite fra l’Europa del Nord e quella del Sud. Io rifiuto la divisione. Se l’Europa si è riunificata non è per cadere nell’egoismo e nel ciascuno per sé».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È anche quel che dice ad Angela Merkel?  </strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Lo sa perfettamente. È il senso del suo viaggio ad Atene».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In un’Europa a più velocità, che posto occuperà l’asse Parigi-Berlino? È il primo cerchio?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«È la coppia che permette l’accelerazione. E che, quindi, può anche essere un freno se non è in fase. Da qui la necessità della coerenza franco-tedesca. Abbiamo un dovere d’unione che esige un senso elevato dell’interesse europeo e, dunque, del compromesso. Penso che questa relazione non debba essere esclusiva. L’Europa non si decide a due. L’amicizia franco-tedesca deve aggregare, associare, riunire. Faccio attenzione a non contrapporre i pretesi “grandi” o i supposti “piccoli” Paesi, né i Paesi fondatori ai nuovi aderenti. L’Europa ha bisogno di tutti. Le istituzioni comunitarie, Commissione e Parlamento, devono assolvere pienamente il loro ruolo. L’Europa richiede anche un’ambizione. È la visione storicamente affidata alla Francia e alla Germania. Se siamo stati capaci di unirci, noi, allora possiamo riuscire a farlo tutti!».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qual è la maggior minaccia che pesa oggi sull’Europa?  </strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Di non essere più amata. Di essere vista nel caso migliore come un austero sportello di banca e nel peggiore come un riformatorio. E tuttavia l’Europa resta la più bella avventura per il nostro continente. È la prima potenza economica del mondo, uno spazio politico di riferimento, un modello sociale e culturale. Merita un sussulto per rinnovare la speranza».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il peggio è passato?  </strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Il peggio, vale a dire la paura dell’esplosione della zona euro, sì, è passato. Ma il meglio non è ancora lì. Dobbiamo costruirlo noi».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.lastampa.it/2012/10/18/esteri/speciali/europa-2/interviste/hollande-credo-in-un-europa-che-avanzi-a-piu-velocita-pMgWsB6x2y3t19fqVXp1CM/pagina.html">fonte La Stampa 18 ottobre 2012</a></p>

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		<title>Chi vuole il Monti-bis 20 anni fa sosteneva Berlusconi</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Oct 2012 10:07:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Lavagno]]></dc:creator>
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			<p style="text-align: justify;">Schulz:  «Chi pensa che l&#8217;Italia dovrà ancora essere guidata dai tecnici, vent&#8217;anni fa sosteneva che al governo ci voleva un imprenditore».<img title="More..." alt="" src="http://www.fabiolavagno.it/blog/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Di Marco Mongiello</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«I discorsi di chi sostiene che l&#8217;Italia deve essere guidata dai tecnici e non dai politici sono gli stessi di chi vent&#8217; anni fa sosteneva che al governo c&#8217;era bisogno di un imprenditore perché non era un politico». Il presidente del Parlamento europeo, il tedesco Martin Schulz, non ha dubbi: gli italiani devono votare e il governo si decide dopo. Inoltre, ha spiegato a “l&#8217;Unità”, Mario Monti è un politico, non un tecnico. Per lui quella del ritorno alla democrazia, dopo due anni e mezzo di decisioni sulla crisi dell&#8217;euro prese a porte chiuse dai governi, è una battaglia europea. Ieri intervenendo a Bruxelles al congresso del Partito dei Socialisti Europei (Pse) Schulz ha ricordato che «i parlamenti non sono uno spreco di tempo perché garantiscono la democrazia».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In Italia qualcuno sostiene che un governo tecnico sarebbe meglio del ritorno della politica. Cosa ne pensa?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«L&#8217;Italia è un Paese con una storia estremamente interessante. Mi ricordo come se fosse ieri quando, dopo la fine della Prima Repubblica agli inizi degli anni Novanta, le persone mi dicevano che c&#8217;era questo imprenditore, uno dei grandi successi dell&#8217;Italia, che avrebbe guidato il Paese con il decisionismo con cui si gestisce un&#8217;azienda efficiente e che sarebbe stato un uomo delle riforme. Non spetta a me giudicare com&#8217;è andata, tocca agli italiani fare un bilancio. Oggi le stesse persone ci raccontano che c&#8217;è bisogno di un tecnico. Io conosco Mario Monti da molto tempo, ho una grande stima personale per lui. È un professore con una cultura e delle qualità che rispetto molto, ma le persone che dicono che non è un politico mi fanno ridere. Per dieci anni è stato commissario europeo qui a Bruxelles, è stato vicepresidente della Commissione e mi ricordo molto bene quando Jacques Chirac e Gerhard Schroeder (rispettivamente ex Presidente francese ed ex Cancelliere tedesco, ndr) dovevano negoziare con lui per i sussidi statali alle aziende nazionali. In Europa non c&#8217;è settore più politicizzato della concorrenza. Non mi si racconti che Mario Monti è caduto dal cielo come tecnico. È un politico. È un uomo onesto e non è affiliato a nessun partito politico, ma è un uomo che ha passato gran parte della sua carriera nella politica. Alla fine la democrazia è basata sulle elezioni. Gli italiani andranno a votare e dopo le elezioni ci sarà un nuovo governo. Come sarà composto questo governo e chi lo guiderà è una domanda a cui si risponde dopo le elezioni, non prima».<br />
<strong><br />
Eppure con la crisi dell&#8217;euro tanti cittadini, non solo in Italia, hanno avuto l&#8217;impressione che i politici non siano in grado di gestire l&#8217;economia e che la politica vada commissariata&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Penso che sia assolutamente chiaro che nella globalizzazione, soprattutto per quel che riguarda i mercati finanziari che hanno un impatto enorme sulle economie nazionali, gli strumenti nazionali non sono più sufficienti. C&#8217;è uno squilibrio tra la politica costituzionalizzata in un quadro nazionale e l&#8217;economia incontrollata in un quadro continentale o globale. Per rispondere a questo squilibrio e per sopravvivere politicamente i capi di governo fanno credere di essere in grado di gestire le cose, ma la gente si rende sempre più conto che questo non è vero. Per questa ragione abbiamo bisogno di strumenti transnazionali con cui affrontare le grandi sfide del ventunesimo secolo. Queste sono il commercio mondiale, il cambiamento climatico, l&#8217;immigrazione e l&#8217;economia per quel che riguarda relazioni monetarie, evasione fiscale e speculazione. Queste sfide non sono più affrontabili in un quadro nazionale. Per salvare la democrazia abbiamo bisogno di una democrazia transnazionale o non riusciremo più a riconquistare la fiducia dei cittadini.<span id="more-4655"></span></p>

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			<p style="text-align: justify;"><strong>Anche per creare delle istituzioni transnazionali però c&#8217;è bisogno della fiducia dei cittadini che devono approvare le riforme, anche se alcuni come il premier Mario Monti affermano che i referendum sull&#8217;Europa sono controproducenti&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«In Europa ci sono tradizioni diverse. Alcuni Paesi hanno una tradizione referendaria e alcuni, come la Germania, no. Quindi è difficile rispondere. Neanche è possibile approvare un nuovo trattato Ue con un referendum da tenersi lo stesso giorno, in tutta Europa e con lo stesso quesito perché non siamo uno Stato federale. Per il momento ogni Paese ratifica i trattati secondo le procedure previste dalla propria Costituzione e capisco che Monti metta in guardia dalla strumentalizzazione dei referendum nazionali da parte degli anti-europei. Tuttavia prima o poi bisognerà riflettere su come possiamo riconquistare la fiducia dei cittadini. Secondo me prima di discutere di riforme istituzionali, che spesso sono una scusa per non fare niente, bisogna dare risposte concrete ai problemi di oggi come la disoccupazione e i tassi di interesse eccessivi dei debiti pubblici».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Secondo alcune voci alle elezioni europee del 2014 lei sarà il candidato dei Socialisti e Democratici europei come prossimo presidente della Commissione europea. Conferma?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Sono presidente del Parlamento europeo da 8 mesi e ho ancora davanti a me 22 mesi. Voglio essere un presidente visibile e ascoltato. Comunque la sua domanda presuppone che potrei essere un candidato e per me questo è un onore eccezionale».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.unita.it/mondo/macche-tecnico-monti-e-un-politico-br-e-chi-lo-sostiene-voleva-berlusconi-1.450860">Fonte l&#8217;Unità 30 settembre 2012</a></p>

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		<title>Io lotto per&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Sep 2012 11:12:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Lavagno]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Io lotto per migliorare la società e il patto con Pier Luigi non è una resa” così Nichi nell’intervista rilasciata oggi a Repubblica in cui il leader di SEL argomenta i quesiti referendari depositati ieri in Cassazione, rispetto ai quali le idee sono chiare: “Spero che i quesiti siano superati dalle modifiche del nuovo Parlamento”. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Io lotto per migliorare la società e il patto con Pier Luigi non è una resa” </em>così Nichi nell’intervista rilasciata oggi a Repubblica in cui il leader di SEL argomenta i quesiti referendari depositati ieri in Cassazione, rispetto ai quali le idee sono chiare:<em> “Spero che i quesiti siano superati dalle modifiche del nuovo Parlamento”.<span id="more-4597"></span></em></p>
<p>Nessun “disagio”, nessun “imbarazzo politico” nei confronti del principale alleato. Nichi Vendola sa benissimo che la compagnia dei referendari da’ l’orticaria a molti colleghi del Pd ma tira dritto: “Sto costruendo un’alleanza, non sto praticando una resa”. Il leader di Sel è anche fiducioso: “Il Pd non ha raccolto le firme nemmeno per il nucleare e l’acqua ma poi il corpo del partito è stato decisivo nella vittoria referendaria”.</p>
<p><strong>Vendola non le sembra una contraddizione appoggiare l’opzione referendaria e, contemporaneamente, praticare l’alleanza con il Pd che quella normativa ha contribuito, sia pur a denti stretti, ad approvare?</strong></p>
<p>“Perché contraddizione? Penso che il centrosinistra si candidi alle elezioni per opporre alla società della paura la società della speranza, della dignità e civiltà del lavoro”.</p>
<p><strong>L’ex ministro Treu dice: referendum legittimo ma politicamente improponibile. Le modifiche all’articolo 18 sono in linea con l’Europa. A questo punto servirà un chiarimento con Sel.</strong></p>
<p>“L’Europa di cui parla Treu è quella che si sta suicidando, quella che sta smantellando il welfare. Non si può uscire dal ‘900 per approdare ad un Ottocento in technicolor”.</p>
<p><strong>Ma forse non è opportuno nemmeno andare in ordine sparso se si pensa di governare insieme.</strong></p>
<p>“Non si può monetizzare i diritti, non si può, per un licenziamento senza giusta causa, sostituire il reintegro con l’indennizzo. La Fornero riporta indietro le lancette della storia all’epoca in cui il lavoro era merce povera e il lavoratore era solo. Questo è uno sfregio, una ferita che vanno sanati”.</p>
<p><strong>L’iniziativa del referendum non è gradita a tutti in casa Pd.</strong></p>
<p>“Mi scusi, ma se un governo di centrosinistra non si pone come obiettivo il miglioramento delle condizioni di vita, il tema drammatico della precarietà dei giovani, la modifica dell’attuale modello previdenziale, che governo del cambiamento è? Che ci presentiamo a fare? Hollande, che è un riformista pacato, ha già proposto in Francia un altro modello di società”.</p>
<p><strong>Che senso ha fare un referendum che, comunque vada, arriverebbe dopo le elezioni? Nel 2013 ci sarà un nuovo Parlamento in grado di legiferare.</strong></p>
<p>“Ovviamente io spero che il nostro referendum sia superato dalle modifiche che saranno introdotte dalla maggioranza di centrosinistra e spero anche che queste modifiche riusciranno a cambiare l’agenda di un’Europa che lavora contro l’Unione Europea. Mi batto per rilanciare il sogno di Spinelli, contro le ricette del club dell’austerity che ci hanno infilato nell’abisso della recessione”.</p>
<p><strong>Monti dice: le terapie d’urto aggravano la crisi ma poi arriva il secondo tempo, quello della ripresa.</strong></p>
<p>“Rispetto Monti ma le sue sono diagnosi imprecise e generiche. La crisi sarebbe frutto di decenni di buonismo sociale… Monti non evoca le vere cause, lo strapotere della finanza, il trasferimento della ricchezza dal basso all’alto, la perdita del valore sociale del lavoro. Non si capisce perché mai debba sgorgare all’improvviso la ripresa, dopo aver strozzato il ceto medio e ridotto al minimo il welfare”.</p>
<p><strong>Torniamo al referendum. Lei sembrava un po’ a disagio nella foto ricordo con Di Pietro, Diliberto e Ferrero.</strong></p>
<p>“Invece di concentrarci sul Palazzo, concentriamoci sulla vita vera, sulle persone. Non faccio tutto questo per una foto ricordo con i capipartito. Le mie foto sono con gli operai dell’Ilva e di Pomigliano”</p>
<p><strong>Anche il Pd mette in testa al suo programma il lavoro.</strong></p>
<p>“Appunto. Bersani ha messo sulla scena politica italiana un oggetto prezioso: il suo proposito di cambiare l’agenda politica italiana. Il referendum va nella stessa direzione”.</p>
<p>Alessandra Longo</p>
<p>fonte La Repubblica 12 settembre 2012</p>
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		<title>Perchè Monti e non più Monti!</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Sep 2012 13:08:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Lavagno]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Se dopo Monti ci fosse Monti, significherebbe che non ci sarebbe più la politica come strumento di cambiamento e di disegno del futuro. Quella stessa politica che in questo anno ha abdicato al suo ruolo, si ridurrebbe definitivamente a luogo di bassa consorteria, avvallo di volta in volta di scelte politiche dietro una facciata tecnica. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Se dopo Monti ci fosse Monti, significherebbe che non ci sarebbe più la politica come strumento di cambiamento e di disegno del futuro.<span id="more-4584"></span></p>
<p>Quella stessa politica che in questo anno ha abdicato al suo ruolo, si ridurrebbe definitivamente a luogo di bassa consorteria, avvallo di volta in volta di scelte politiche dietro una facciata tecnica.</p>
<p>La paventata incertezza sulla futura governabilità dell&#8217;Italia, argomento usato come clava in qualsiasi contesto, è figlia e complice di chi dopo i segnali di cambiamento alle amministrative del 2011 e gli straordinari successi dei referendum, ha voluto mettere una sordina allo spirito di alternativa che si stava concretizzando. Temere ciò che si è creato risulta un tantino ipocrita.</p>
<p>Non stupisce che a ripetere la litania del “Monti dopo Monti”, sia chi, in assenza di proposte sia stato particolarmente attento, negli ultimi vent&#8217;anni, a ritagliarsi un proprio angolino al sole, prima sostenendo Berlusconi e poi sperimentando progetti non troppo riusciti di aggregazione centrista.</p>
<p>Questo accanimento assomiglia molto a una strizzata d&#8217;occhio a quei protagonisti dell’economia e della finanza di breve memoria, che fino allo scorso anno si bevevano le promesse di Berlusconi e Tremonti e oggi non immaginano, o forse temono, che il futuro possa essere fatto di scelte, di chiare responsabilità, preferendo tenersi stretto il bocconiano di Palazzo Chigi, come alibi per i propri errori.</p>
<p>In un Paese che ha bisogno di radicali riforme, l&#8217;anno del governo tecnico, ha reso evidente come queste riforme abbiano assunto per lo più le sembianze di tagli di natura economica e che la scelta di dove si indirizzano le ricadute di questi provvedimenti non ha nulla di tecnico, ma molto (moltissimo!) di politico.</p>
<p>Occorre imboccare, con coraggio una strada nuova, prima ancora di indicarla agli elettori. Assumere su di se l&#8217;onere di essere apripista di una nuova stagione politica, che rischia ancora di essere poco chiara. Assistiamo ad una triste kermesse provinciale, in cui inserire la parola Italia nel proprio simbolo pare essere l&#8217;unico aspetto di novità possibile. Occorre uscire da questa visone chiusa e asfittica avere uno spirito di attenzione ad un livello quanto meno europeo. Sapendo bene che l&#8217;Europa, per non involvere del tutto, ha bisogno di una credibilità superiore e più forte delle ricette liberiste, fino a qui sperimentate, le quali, oltre ad essere dannose finiscono per essere collante alle peggiore derive di estrema destra fatte di odio e razzismo.</p>
<p>I pochi mesi che ci separano dalle elezioni non ridaranno fiato al dibattito politico se prevarrà la sensazione che tutto sia in qualche modo già scritto.</p>
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		<title>Hollande: il cambiamento è ora!</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 18:30:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Lavagno]]></dc:creator>
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			<p style="text-align: justify;">Il “cambiamento” proposto in campagna elettorale da Francois Hollande è oggi la vittoria di Francois Hollande in Francia. <img title="More..." alt="" src="http://www.fabiolavagno.it/blog/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" />Questo non è solo un fatto specifico della vita politica interna di un paese, ma soprattutto una vittoria che si rivolge come una sfida importante a molti altri livelli.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ritorno di un socialista all’Eliseo infatti  può riaprire la strada in Francia a politiche sociali in netta discontinuità con il presente se, come promesso nella campagna elettorale, vi sarà il ritorno dell’età pensionabile a 60 anni, una politica delle entrate che colpisce i redditi più alti (quell’aliquota del 75% per chi guadagna più di un milione di euro l’anno),  la centralità dei sindacati nelle relazioni industriali e serie politiche per la formazione e l’occupazione che hanno al centro dell’attenzione le giovani generazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Francois Hollande eredita dal proprio predecessore un Paese con debito pubblico maggiore a cinque anni fa, che cresce meno rispetto a cinque anni fa, con una maggiore disoccupazione rispetto a cinque anni fa. Una Francia che, se non fosse un po’ meglio, assomiglierebbe  proprio all’Italia del dopo Berlusconi  anche nella caduta del livello di libertà di stampa.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante queste difficili condizioni, nelle sessanta proposteper la Francia di Hollande non vi è il grigio ricopiare di infauste ricette economiciste di rigore, fallimentari ogni volta che sono state applicate; ma il tentativo serio di indicare una strada diversa per uscire dalla crisi. E’ una via che passa attraverso un piano di crescita, di rilancio della produzione, di aumento del potere di acquisto, di investimento di risorse pubbliche, di lotta alla delocalizzazione, di politiche energetiche innovative, di centralità delle politiche economico- sociali con l’obiettivo di risanare i conti pubblici in un periodo congruo non pesando sulle fasce più deboli con un’insostenibile pressione fiscale.<span id="more-4235"></span></p>
<p style="text-align: justify;">

		</div> 
	</div>  
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			<p style="text-align: justify;">Questa vittoria riaccenderà le speranze in chi crede che l’Unione Europea sia un luogo di costruzione politica per il bene dei propri cittadini e non un luogo al servizio dei mercati. Riaccenderà le speranze di chi crede che l’Unione Europea sia luogo di condivisione e non di imposizione.  Forse non basterà, ma finalmente in Europa  si leverà un voce alternativa al dogma unico della Cancelliera tedesca e della BCE, una voce che parlerà di rinegoziazione del fiscal compact, di eurobond, di sblocco dei fondi inutilizzati di tassazione delle rendite finanziarie.</p>
<p style="text-align: justify;">I risvolti di questa vittoria non saranno solo politici ed economici, ma avranno anche caratteristiche culturali, perché sono la vittoria di un’idea di alternativa, della capacità della politica di rivendicare il proprio ruolo e non solo la propria subalternità al potere economico.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Italia avrebbe un bisogno disperato che la propria classe politica perseguisse una tale consapevolezza. Ne aveva bisogno dopo il lungo e volgare carnevale del berlusconismo, non ne ha meno necessità nell’attuale quaresima dei tecnici. Il riscatto che da oggi vive la Francia, sarebbe quello stesso riscatto che i cittadini italiani avrebbero avuto bisogno all’indomani delle dimissioni di Berlusconi. Quel riscatto che passa attraverso il voto, attraverso l’espressione e il riconoscersi in una politica e in proposte che li rappresentano.</p>
<p style="text-align: justify;">Non saranno il vincolo di bilancio in Costituzione, né la riforma del mercato del lavoro, né quella delle pensioni a creare nuovo sviluppo nel nostro Paese,  a migliorare le condizioni degli italiani, ma solo a perpetuare una situazione di bisogno e di precarietà. C’è allora molto lavoro da fare, quello di creare i presupposti  perché anche in Italia possa crescere una seria idea di alternativa, che possa essere  resa concreta e messa a frutto.  Un’idea coerente alle  forze progressiste che si prefiggono la sfida del governo e dell’alternativa in Europa, ponendo al centro dell’azione la coesione sociale piuttosto che il rigore finanziario.</p>

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