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	<title>Fabio Lavagno &#187; Governo</title>
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		<title>Bene emendamento Governo su prestazioni assistenziali malati mesotelioma</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2015 08:28:12 +0000</pubDate>
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			<p style="text-align: justify;">È estremamente positivo che il Governo, nel proprio pacchetto di emendamenti alla Legge di Stabilità, abbia preso atto della situazione relativa al pagamento delle prestazioni assistenziali agli eredi dei malati di mesotelioma.<span id="more-9807"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Avevo rappresentato la necessità di porre rimedio alla situazione che si era venuta a creare durante un incontro al Ministero del Lavoro a cui ho partecipato, nelle settimane scorse, insieme ai rappresentanti delle associazioni dei famigliari, delle sigle sindacali, del Fondo Nazionale e ad altri colleghi parlamentari.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questa misura si prevede che l&#8217;accesso alle prestazioni sia garantito agli eredi delle vittime di mesotelioma che non avevano presentato istanza, riconoscendo il ritardo di emanazione del decreto interministeriale che ne stabiliva le modalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Pur nei limiti di una fase sperimentale si ristabilisce un punto importante riconosciuto nella Legge di stabilità dello scorso anno, cioè che venga riconosciuto un risarcimento non solo alle vittime &#8220;professionali&#8221; legate all&#8217;amianto, ma anche a quelle cosiddette &#8220;ambientali”.</p>

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		<title>Imu agricola: bene la sensibilità del Governo, ora atti concreti</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2015 16:02:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Lavagno]]></dc:creator>
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			<p style="text-align: justify;">Dopo le dichiarazioni di oggi è importante che il Governo intervenga con tempestività sul tema dell&#8217;Imu agricola. <span id="more-9044"></span></p>
<p style="text-align: justify;">E’ particolarmente apprezzabile l&#8217;audizione resa oggi dal sottosegretario dell&#8217;Economia Enrico Zanetti in merito al ripristino dell’esenzione dall&#8217;Imu per i terreni montani.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Governo, così facendo, dimostra una sensibilità e una capacità di ascolto delle diverse esigenze che sono state sollevate su questo tema nei giorni scorsi. L’auspicio ora è che le dichiarazioni si tramutino in un fatto concreto attraverso strumenti adeguati.</p>

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		<title>Cariche AST atto inaccettabile, scellerato aumentare il livello della tensione. Si faccia al più presto chiarezza</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Oct 2014 16:58:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Lavagno]]></dc:creator>
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			<p style="text-align: justify;">Le cariche di oggi che la polizia ha rivolto nei confronti degli operai e sindacalisti che manifestavano per il futuro dell&#8217;AST di Terni sono fatti gravi, inaccettabili, e in queste ore va la solidarietà deve essere unanime ai coinvolti ed ai feriti.<span id="more-8798"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;attesa che il Ministro dell&#8217;Interno Alfano riferisca puntualmente e nel più breve tempo possibile al Parlamento, ho voluto rivolgere un&#8217;interrogazione urgente allo stesso perché sulla vicenda è necessaria non solo la massima attenzione, ma anche il massimo rigore rispetto al l&#8217;accertamento delle responsabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">In un momento di tensione, come solo quello dell&#8217;incertezza dei posti di lavoro può essere, è insensato e scellerato aggiungere ulteriore tensione e caricare gli operai che, pacificamente, come in mille altre occasioni è accaduto,  nulla chiedevano che portare la propria voce al Governo.</p>

		</div> 
	</div>  <a class="wpb_button_a" title="Testo Interrogazione" href="http://www.fabiolavagno.it/blog/wp-content/uploads/2014/10/Interrogazione-scontri-AST.pdf" target="_blank"><span class="wpb_button  wpb_btn-danger wpb_btn-large wpb_document_pdf">Testo Interrogazione <i class="icon"> </i></span></a>
</p>
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		<title>Bisogna avere il coraggio di una riforma fiscale che ridistribuisca la ricchezza</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Feb 2014 16:14:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Lavagno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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			<p><strong>Si poteva ambire molto più in alto con questo provvedimento sul sistema fiscale. La dichiarazione del Presidente del Consiglio in cui vanta gli effetti positivi di tagliare 10 miliardi rispetto all’IRAP piuttosto che rivedere la fiscalità sull’IRPEF conferma le nostre perplessità su questa richiesta di delega “in bianco”.<span id="more-8177"></span></strong><br />
<strong> Ambivamo di più, a una vera riforma del sistema fiscale, a una procedura di ridisegno complessivo di come avviene la tassazione in Italia. Invece, ci troviamo di fronte a un provvedimento privo della volontà di una riforma strutturale, che abbia l’intento di ridistribuire la ricchezza, come strumento di una necessaria salvaguardia del potere d’acquisto, della capacità del consumo e della ripresa economica. Escono almeno dall’indeterminatezza e dalla neutralità gli articoli che fanno riferimento alla revisione del catasto e quelli sul gioco d’azzardo. Positiva l’introduzione della fiscalità ambientale di cui rileviamo il carattere innovativo.</strong><br />
<strong> Non sono stati centrati tre obiettivi fondamentali: l’equità, la diminuzione del carico fiscale sul lavoro, sulle famiglie e sulle piccole e medie imprese in maniera chiara e, in generale, una diminuzione della pressione fiscale che sappiamo essere tra le più alte in Europa e che in questo momento supera il 44 per cento.</strong></p>

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			<p style="text-align: justify;">Signor Presidente, terzo tentativo di <b>delega fiscale,</b> terza lettura di questo che non è un decreto, ma un disegno di legge parlamentare. Il primo, che vede la luce da questa legislatura. Nella prima lettura avevamo ravvisato l&#8217;importanza di questo <b>provvedimento</b>, sostenendo, alcune perplessità rispetto al fatto che il provvedimento, data la sua importanza e data la laboriosità per arrivare all&#8217;esito finale, molto probabilmente sarebbe sopravvissuto al <b>Governo</b>.</p>
<p style="text-align: justify;">Avevamo ragione, perché il Governo non solo è mutato, ma, all&#8217;interno del precedente Governo, pure le maggioranze sono cambiate. Qui sta tutta la perplessità rispetto a una materia così importante, di dare <b>deleghe in bianco</b> e su questioni importanti: per delegare qualcuno a fare qualcosa è necessario <b>fidarsi, condividerne obiettivi, orizzonti, l&#8217;impostazione programmatica. </b>Purtroppo,  dobbiamo rimarcare, ancora una volta, per come ci siamo comportati nella <b>fiducia </b>di due giorni fa al nuovo <b>Esecutivo</b>, che di questo Governo non ci possiamo fidare.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ci possiamo fidare del Governo e delle sue dichiarazioni, e della <b>maggioranza</b> che lo sostiene, uguale identica a quella immediatamente precedente e che oggi non viene più definita  come una maggioranza di necessità, ma come una maggioranza politica. Quindi  una chiara scelta di natura strutturale e <b>politica</b>. Dovremmo fidarci di un <b>Presidente del Consiglio</b> che fa una dichiarazione tanto vaga quanto inquietante: la delega fiscale deve diventare uno strumento per abbassare le tasse.</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta esatta, dichiarazione corretta, ma abbassarle a chi ? Con quale impostazione ? Con quale metodo ? E ieri chiarisce: ulteriore dichiarazione del Presidente del Consiglio, dove vanta gli effetti positivi di <b>tagliare 10 miliardi rispetto all&#8217;IRAP</b> piuttosto che rivedere la <b>fiscalità sull&#8217;IRPEF</b>. Fa il paio anche con chi il <b>Presidente del Consiglio</b> ha deciso di incontrare ieri, nella prima uscita pubblica: incontra gli imprenditori e incontra gli operai di un&#8217;azienda in crisi. È una chiara scelta di come si va a dichiarare e come si va a fare quella riduzione della <b>pressione fiscale.</b></p>
<p style="text-align: justify;">Detta così, la riduzione della pressione fiscale è un bene, è un merito, però è anche bene dire che questo è uno strumento assolutamente neutro, come veniva ricordato precedentemente. E a far raddrizzare i capelli, a far aumentare la tensione, vi è il parallelo immediato che le dichiarazioni del Presidente del Consiglio rese ieri sono speculari e identiche a quelle del <b>presidente di Confindustria.</b></p>
<p style="text-align: justify;">Se tanto ci dà tanto, vi è più di un rammarico rispetto al dare una <b>delega in bianco</b> rispetto a una tale vacuità generale, ma con una precisione chirurgica rispetto agli interessi che vanno a essere difesi. Ci spiace perché avremmo preferito, a nostro avviso, ambire di più, ambire a una vera <b>riforma del sistema fiscale</b>, a una procedura di ridisegno complessivo di come avviene la tassazione in Italia. Invece, ci troviamo di fronte a un provvedimento che ha un titolo altisonante: «<b>Disposizioni per un</b> <b>sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita</b>». Eppure, di fronte a questo titolo, rimaniamo perplessi e dubbiosi sul fatto che i risultati saranno al di sotto delle aspettative, per come noi li interpretiamo.</p>
<p style="text-align: justify;">In nessun punto del provvedimento si può scorgere, la volontà di una <b>riforma strutturale</b>, che abbia l&#8217;intento di <b>ridistribuire la ricchezza</b>, come strumento di una necessaria salvaguardia del potere d&#8217;acquisto, della capacità del consumo e, quindi, anche della <b>ripresa economica</b>.<br />
Da alcuni aspetti troviamo alcune parti positive, ovviamente. Troviamo aspetti positivi in più parti dell&#8217;articolato del provvedimento. Escono dall&#8217;indeterminatezza e dalla neutralità, quanto meno, gli articoli che fanno riferimento alla revisione del catasto e quelli sul <b>gioco d&#8217;azzardo</b>.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Sul catasto</b>, dovremmo finalmente dare avvio a una riforma tanto attesa quanto resa urgente dalle <b>sperequazioni, dalle ingiustizie diffuse sulla tassazione immobiliare</b>. Però l&#8217;impatto del processo di revisione, perché abbia effettivamente un&#8217;efficacia, sappiamo benissimo che dovrà avere tempi d&#8217;attesa piuttosto lunghi.  Così come, rispetto alla questione del gioco d&#8217;azzardo, della<b> ludopatia</b>, siamo di fronte a un primo provvedimento che ha carattere restrittivo su queste tematiche, per quanto parta da una questione di natura fiscale. Ma rispetto a un liberismo imperante sulla materia, cui abbiamo assistito negli anni precedenti, troviamo finalmente dei paletti fermi.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche rammarico ovviamente c’è, perché se il testo  non è stato toccato dal <b>Senato</b> per come è uscito dalla prima lettura alla <b>Camera</b>, qualche elemento peggiorativo, soprattutto in riferimento alla pubblicità del gioco d&#8217;azzardo  lo ritroviamo, ed è elemento di rammarico.</p>

		</div> 
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			<p style="text-align: justify;">Positiva ovviamente è l&#8217;introduzione anche della <b>fiscalità ambientale</b> di cui rileviamo assolutamente il carattere innovativo. E soprattutto richiamiamo il <b>Governo</b> nel proseguo dei lavori, quindi nell&#8217;attuazione della <b>delega fiscale</b>, a fare quello che inevitabilmente deve fare ed è costretto a fare: a dare attuazione a questo principio, ai principi innovativi, ovviamente coordinandoli con le direttive comunitarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Non lo abbiamo trovato improvvido, lo abbiamo trovato un buon punto di introduzione di un carattere innovativo, rispetto a una normativa, che invece recepisce sempre in ritardo le novità. Oltre a questi aspetti, però, ci sono i grandi nodi, con riferimento ai quali si dà totalmente <b>carta</b> <b>bianca al Governo</b>. E pensiamo che i richiami alla <b>Costituzione</b>, peraltro da noi richiesti e inseriti nel testo, siano insufficienti come garanzia rispetto alle tematiche a cui noi teniamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci chiediamo quando porterà di volta in volta i provvedimenti all&#8217;approvazione, cosa ci dirà il <b>Governo</b> sulla rendita da patrimonio, sulle rendite finanziarie ? Come opererà il Governo sulla <b>lotta all&#8217;evasione</b> e <b>all&#8217;erosione fiscale </b>? Che impostazione avrà la curva delle <b>aliquote</b> ? La<b> politica</b> reale della fiscalità e dei tributi in Italia non la deciderà il <b>Parlamento</b>. Questo è chiaro, per quanto si richiami a un lavoro più stringente delle Commissioni. <b>La deciderà il Governo</b>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è su questo punto che noi siamo molto, molto critici. Sarebbe stato più utile, a nostro avviso, identificare almeno tre obiettivi:<b> l&#8217;equità, la diminuzione del carico fiscale sul lavoro, sulle famiglie e sulle piccole e medie imprese</b> in maniera chiara e, in generale<b>, una diminuzione della pressione fiscale</b>, che sappiamo essere <b>tra le più alte in Europa</b> e che in questo momento supera il 44 per cento.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo perso, l&#8217;occasione, che noi proponevamo in una nostra apposita proposta di legge, per avere dei provvedimenti seri e incisivi sulla vita delle famiglie, perché in questo momento non solo deleghiamo i provvedimenti, deleghiamo il <b>Governo</b> anche ad uscire dall&#8217;interesse di questo provvedimento, dagli addetti di settore, dai tributaristi, dai lettori di quotidiani economici.</p>
<p style="text-align: justify;">Non riusciamo a far in modo che si apra un dibattito vero nell&#8217;<b>opinione pubblica</b>. Avremmo potuto farlo, invece, attraverso l&#8217;aumento degli assegni dei <b>nuclei familiari</b>, l&#8217;incremento delle detrazioni per i redditi da <b>lavoro dipendente</b>, la revisione seria della curva dell&#8217;imposta <b>IRPEF</b>. E avremmo anche potuto mettere mano alle detrazioni a vantaggio della stabilizzazione del lavoro, a favore di <b>giovani e disoccupati</b>.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, avremmo potuto fare un serio lavoro anche sulla <em><b>tax expenditure</b></em>, tema sul quale rispetto alla giungla delle detrazioni ci richiamano non solo studi approfonditi delle precedenti legislature, ma ci richiama lo stesso <b>Fondo monetario internazionale</b>, proprio perché è necessario che anche in questa tematica non si giochi sulle detrazioni come luogo dove andare a prendere coperture di volta in volta, ma anche in questo caso con una seria politica, <b>una seria politica fiscale</b> anche nei confronti dei vantaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece vediamo che non c’è questa volontà, e molto spesso ricadiamo nella dichiarazione generale di voler andare verso una semplificazione normativa, anche per quanto riguarda il fisco e, invece, circa questa semplificazione, non usciamo da una generica dichiarazione di intenti. Quindi, la crescita non c’è in questo provvedimento, e molto spesso vediamo mancare anche l&#8217;<b>equità</b>.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, qualsiasi discorso in questo <b>Paese</b> che abbia al centro <b>l&#8217;equità fiscale</b> non può essere fatto, se non si accetta il punto di partenza che in questo <b>Paese </b>esista un&#8217;enorme <b>evasione fiscale</b>, che ha creato enormi ricchezze ed enormi patrimoni. Il segno della crisi è che queste ricchezze create attraverso le evasioni, vengano sempre pagate da chi non ha partecipato a questa fiera insulsa dell&#8217;accaparramento. Il senso della <b>tassazione delle grandi ricchezze</b> e dei <b>grandi patrimoni</b>, sta anche nel <b>restituire giustizia</b>, oltre che equità.</p>
<p style="text-align: justify;">Io credo che questo provvedimento, non solo non ha l&#8217;ambizione di riformare l&#8217;intero <b>sistema tributario</b>, ma si limita ad intervenire per correggere alcuni aspetti critici. Non vorremmo che queste criticità diventassero strutturali nel nostro Paese quando, invece, si avrebbe l&#8217;opportunità di cambiarle. Il <b>nostro voto</b>, quindi, è molto positivo sul lavoro svolto nella<b> Commissione</b>, positivo sulla neutralità rispetto al provvedimento per come ne esce dalle <b>Aule parlamentari</b> e di assoluta non apertura ad una delega in bianco rispetto al Governo.</p>

		</div> 
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		<title>Bonifiche e patto di stabilità, l&#8217;impegno del governo</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Dec 2013 18:46:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Lavagno]]></dc:creator>
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			<p style="text-align: justify;">Il Governo accoglie con una piccola riformulazione il nostro ordine del giorno alla legge di stabilità che chiede l’esclusione dal Patto di stabilità interno delle risorse proprie e delle risorse provenienti dallo Stato, utilizzate dalle regioni e dagli enti locali, per interventi finalizzati alla bonifica dei Siti di interesse nazionale.<span id="more-7976"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Attualmente in Italia, vi sono 57 siti di interesse nazionale (SIN), che rappresentano le zone maggiormente inquinate del nostro Paese, con un impatto rilevante sull’ambiente circostante e sulla salute pubblica. Ma dei 57 SIN, sono state finora approvate bonifiche soltanto per il 10% di queste aree.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei freni all’avvio di piano efficace di bonifica delle aree più inquinate, risiede certamente nel limiti di spesa imposti agli enti territoriali dal rispetto del Patto di stabilità interno.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta certamente di una notizia positiva per i siti piemontesi di Casale Monferrato, Balangero, Pieve Vergonte, Basse di Stura e Serravalle.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci auguriamo che dopo che la maggioranza ha puntualmente bocciato i nostri emendamenti che andavano in tal senso possa seriamente prendere finalmente in considerazione questo accoglimento da parte del Governo.</p>

		</div> 
	</div>  <a class="wpb_button_a" title="ODG Bonifiche e Patto di Stabilità" href="http://www.fabiolavagno.it/blog/wp-content/uploads/2013/12/Ordine-del-Giorno-n.-20.pdf" target="_blank"><span class="wpb_button  wpb_btn-danger wpb_btn-large wpb_document_pdf">ODG Bonifiche e Patto di Stabilità <i class="icon"> </i></span></a>
</p>
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		<title>E-CIG il governo si impegna&#8230; Saprà mantenere?</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Dec 2013 18:10:17 +0000</pubDate>
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			<p style="text-align: justify;">Il governo accoglie l’ordine del giorno di Sinistra Ecologia Libertà alla Legge di stabilità relativo alla revisione della tassazione sulle sigarette elettroniche.<span id="more-7968"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Fin della istituzione di questa tassazione al 58,5% a partire dal prossimo anno, non abbiamo esitato a definirla illogica e fortemente lesiva nei confronti di un settore produttivo e commerciale, i cui esiti, anche in termini di reale gettito generato, sarebbero stati ben più deludenti rispetto ai 117 milioni di Euro attesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la seconda volta il Governo accoglie un nostro ordine del giorno, nel senso di una tassazione più moderata ponendo un livello dell’imposta di consumo non oltre il 25% del prezzo di vendita sui soli liquidi per sigarette elettroniche, stabilendo una tassazione di € 0,25 per tutti i prodotti non rientranti in questa categoria.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci auguriamo che la maggioranza, che ha puntualmente bocciato i nostri emendamenti che andavano in tal senso, possa seriamente prendere finalmente in considerazione questo accoglimento da parte del governo.</p>

		</div> 
	</div>  <a class="wpb_button_a" title="ODG Sigarette Elettroniche" href="http://www.fabiolavagno.it/blog/wp-content/uploads/2013/12/odgsigaretteelettroniche.pdf" target="_blank"><span class="wpb_button  wpb_btn-danger wpb_btn-large wpb_document_pdf">ODG Sigarette Elettroniche <i class="icon"> </i></span></a>
</p>
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		<item>
		<title>Sul fisco come dare deleghe in bianco al Governo ?</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Sep 2013 17:18:29 +0000</pubDate>
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			<p style="text-align: justify;">Siamo alla puntata numero tre, o 2-bis, se si preferisce. Questo, infatti, come è stato ricordato, è il terzo tentativo di delega fiscale che si è susseguito negli ultimi anni, ed è una diretta conseguenza, una diretta eredità, del testo approvato nel novembre 2012, che poi, per la prematura interruzione della legislatura, lì si è interrotto. In qualche modo, da quel testo è partita una lunga e articolata discussione che ha coinvolto negli scorsi mesi, nelle scorse settimane, la Commissione finanze. Quindi, è opportuno segnalare come la discussione sia avvenuta in un clima serio, di confronto da parte di tutti i componenti i gruppi, e credo che un ringraziamento vada dato a questa disponibilità generale, in particolare dall&#8217;atteggiamento anche della presidenza della Commissione, che ha saputo cogliere gli aspetti migliori che potessero venir fuori della discussione.<span id="more-7527"></span></p>
<p style="text-align: justify;">E credo che un ringraziamento vada speso, in particolare, dal nostro gruppo all&#8217;onorevole Paglia che, per conto del gruppo Sinistra Ecologia Libertà, ha seguito i lavori nel Comitato ristretto apportando contributi qualificanti, molti dei quali anche assorbiti, che ora sono parte integrante di questo provvedimento. Però ogni provvedimento deve inserirsi in un contesto, in un chiaro contesto politico, in un chiaro contesto storico e, in qualche modo, è l&#8217;istituto stesso della delega a renderci e a lasciarci perplessi in questo preciso momento. Infatti, una delega in bianco ad un Governo sulle materie fiscali, come quella che la Camera sta discutendo oggi, su un Governo che, su temi come quelli fiscali come su altri, subisce grosse pressioni, grosse spinte e che quasi sempre si configurano con risultati contrari a quelli che noi perseguiamo, non può che lasciarci perplessi.</p>
<p style="text-align: justify;">La discussione della delega fiscale, peraltro, avviene proprio nella settimana in cui il Governo, nella sua seppur breve vita, sembra attraversare i propri giorni più drammatici e la cui sorte appare appesa ad in filo, e l&#8217;intervento che mi ha appena preceduto ci dice che noi stiamo dando vita a provvedimenti di lunga durata, di lunga vita, provvedimenti che rischiano di avere una vita superiore a quella dello stesso Esecutivo che noi deleghiamo a dare compimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Per delegare qualcuno occorre fidarsi, occorre condividerne risultati ed obiettivi e noi, purtroppo, dobbiamo rimarcare ancora una volta che non ci fidiamo di questo Governo, costretto a sottostare a continui ricatti, che traggono origine da promesse elettorali di una parte che lo sostiene. È ormai evidente, stando alle materie fiscali, come la cambiale dell&#8217;IMU concessa dal Governo Letta la pagheranno i cittadini a partire dalla vicenda IVA. Vicenda confusa e rimandata e che qualora trovasse una soluzione non si configurerebbe se non in ulteriori tagli alle spese sociali, alle spese sull&#8217;istruzione, alle spese sulla sanità.</p>
<p style="text-align: justify;">Come possiamo fidarci di un Governo che sposta la pressione fiscale dalle rendite immobiliari ad una maggiore tassazione sul consumo ? Come possiamo fidarci di un Governo che invece di correggere e imboccare la via di una più equa redistribuzione della ricchezza, spalma il costo dei propri rinvii sulla totalità dei cittadini, indebolendo ancora una volta di più il potere d&#8217;acquisto, in particolare quello delle fasce più deboli e quello dei lavoratori dipendenti ?</p>
<p style="text-align: justify;">Come possiamo fidarci di un Governo che parla di ulteriori accise sulla benzina ? Che parla dell&#8217;ipotesi di rivedere le detrazioni sulle assicurazioni ? Sono tutti segnali che il Governo, delega o non delega, sta comunque intervenendo pesantemente sulle materie fiscali e lo sta facendo, a nostro avviso, nel peggiore dei modi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il titolo del provvedimento in discussione, «disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita», evoca onestamente obiettivi altisonanti. Dato in mano però a questo Governo, abbiamo buona ragione di ritenere che produrrà effetti deludenti e ben al di sotto delle aspettative. Questo provvedimento non si pone come un intervento normativo radicale, è stato dichiarato, per intervento del relatore e del primo intervento a seguito del relatore, che non c’è nessuna intenzione di organica riforma della politica tributaria e non c’è nessuna volontà di andare a creare una norma seria e impostata all&#8217;attuazione di un particolare modello di tax design, né questo provvedimento ha l&#8217;ambizione di riformare l&#8217;intero sistema tributario, ma si limita ad intervenire per correggere e superare alcuni aspetti critici del sistema fiscale italiano rilevati, peraltro, anche nel Rapporto del Fondo monetario internazionale, al fine di renderlo più funzionale alla crescita ed all&#8217;equità consentendo così a quello del nostro Paese di superare alcune sue storiche arretratezze, non di ridisegnare il complesso delle proprie inadeguatezze.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratterà di un provvedimento che sarà molto seguito da chi discute di ricette economiche ai cenacoli di Cernobbio, anche a quelli che ultimamente vi si sono affacciati, o ai lettori di quotidiani economici, a chi ha a che fare con l&#8217;amministrazione tributaria, non certo alle migliaia di famiglie sempre più in difficoltà che stentano ad arrivare alla fine del mese.</p>

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			<p style="text-align: justify;">In nessun punto del provvedimento si può scorgere la volontà reale di una riforma strutturale che abbia l&#8217;intento di ridistribuire il reddito secondo reali azioni di progressività ed equità. Gli articoli relativi a catasto e gioco sembrano uscire da questa tendenza e avere un carattere più puntuale, così come possono averlo quello dell&#8217;abuso di diritto o quelli sull&#8217;evasione attraverso la creazione di un Fondo così come peraltro noi avevamo proposto in una nostra proposta di legge.</p>
<p style="text-align: justify;">Il provvedimento relativo al catasto dovrebbe finalmente dare avvio ad una riforma tanto attesa quanto resa più urgente dal nuovo peso assunto dalla tassazione immobiliare, e che ha reso ormai evidente ed insostenibile l&#8217;inadeguatezza delle rendite catastali: così come oggi parlano di una forte sperequazione, e quindi di un&#8217;ingiustizia diffusa. L&#8217;impianto del processo di revisione degli estimi ruoti attorno al principio dell&#8217;invarianza di gettito generato è qualcosa di positivo: dunque dalle nuove rendite non dovrà derivare un aggravio del carico fiscale complessivo. Sappiamo che questa è però un&#8217;azione non solo lungamente attesa, ma che richiederà anche un numero di anni piuttosto consistente.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro aspetto positivo, che esula dall&#8217;indeterminatezza generale a cui si fa riferimento nel provvedimento di delega fiscale, è quello riferito alla parte dei giochi, quella finale, su cui la Commissione si è concentrata nelle ultime sedute. Interveniamo in realtà su norme già previste dal decreto-legge cosiddetto Balduzzi, norme peraltro in gran parte inattuate; e si dà risposta ad un allarme sociale sempre più diffuso e ad una sensibilità sempre più attenta sui temi della ludopatia: il fatto che esistano così tanti progetti di legge su questo tema, soprattutto in ambito sociale, in ambito sanitario e della sicurezza, più che in ambito fiscale, dimostra una sensibilità larga e diffusa, presente anche in quest&#8217;Aula. Però, anche sui giochi, era proprio necessario andarci ad inserire l&#8217;ippica: non era meglio trattare quel settore come un settore economico, con una sua dignità e sue specificità; o forse anche questo è frutto di un equilibrio della maggioranza ?</p>
<p style="text-align: justify;">Positiva l&#8217;introduzione della fiscalità ambientale; ma noi dobbiamo ovviamente sottostare e coordinarla ad una normativa di carattere europeo, e non potrebbe essere differente.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre a questi aspetti, però, ci sono i grandi nodi con riferimento ai quali si dà carta bianca al Governo, come dicevo; e pensiamo che i richiami alla Costituzione, peraltro da noi richiesti e apprezzati nell&#8217;inserimento, così come il ruolo di un maggiore coinvolgimento delle Commissioni, siano insufficienti come garanzia rispetto alle tematiche a cui noi teniamo. Infatti ci chiediamo, quando porterà di volta in volta i provvedimenti all&#8217;approvazione, cosa ci dirà il Governo sulle rendite da patrimonio, sulle rendite finanziarie; come opererà il Governo sulla lotta all&#8217;erosione fiscale (sull&#8217;evasione abbiamo già detto); che impostazione avrà la curva delle aliquote. La politica reale della fiscalità e dei tributi in Italia non la deciderà il Parlamento, la deciderà l&#8217;Esecutivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi vi avevamo presentato una proposta di legge che era una seria e radicale proposta di riforma del sistema fiscale, secondo tre obiettivi: l&#8217;equità, la diminuzione del carico fiscale sul lavoro, sulle famiglie e sulle piccole e medie imprese, e, più in generale, una diminuzione della pressione fiscale: pressione fiscale che – dobbiamo ricordare con drammatica evidenza – in questo Paese pesa per il 44 per cento.<br />
Ipotizzavamo la creazione di un fondo, incrementato sì dalla lotta all&#8217;evasione fiscale, ma ben determinato e la cui titolarità fosse in capo al Parlamento, attraverso una chiara indicazione nel DEF, rispetto all&#8217;aumento di assegni per il nucleo familiare, all&#8217;incremento delle detrazioni per i redditi da lavoro, alla revisione della curva della imposta dell&#8217;IRPEF e mi riferisco anche alle misure su detrazione a vantaggio della stabilizzazione del lavoro a favore di giovani e disoccupati, nonché ad un&#8217;imposta patrimoniale sulle grandi ricchezze. E, infine, un serio lavoro sulle tax expenditure: che è vero, non sono ciliege che si pescano per fare copertura di cassa, ma sarà bene che in questo Paese si ponga invece reale attenzione sulla giungla delle detrazioni più volte evidenziata, anche negli studi delle legislature precedenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo ci accorgiamo che in questo provvedimento alle poche luci si accompagnano molte più ombre.</p>
<p style="text-align: justify;">Si accompagnano ancora una volta, come conferma della mancanza della volontà della maggioranza di prefigurare soluzioni che rispondano alle vere ed urgenti esigenze di organizzazione, di equità del prelievo fiscale. Affrontando il nodo della condizione italiana, ovvero l&#8217;enorme diseguaglianza nella distribuzione del reddito e della ricchezza: l&#8217;Italia è uno dei Paesi più diseguali al mondo. Crediamo che anche in questo senso la maggioranza porterà oggi un provvedimento valido nella sua discussione, con buoni spunti, ma che ancora una volta non mette in luce quelle che sono le priorità del nostro Paese ed una seria volontà di cambiarle.</p>

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		<title>Il Governo si presenta per quello che realmente è</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 16:33:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Lavagno]]></dc:creator>
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			<p style="text-align: justify;">Il Governo si presenta e si dimostra per quello che è e per quello che non potrà mai essere. Innanzitutto il nuovo esecutivo non potrà essere il Governo del cambiamento che avevamo a lungo auspicato, ma già dalle prime battute rischia di diventare un luogo dove si consumano operazioni di facciata e si pratica la mera enunciazione delle intenzioni. <span id="more-5438"></span>L&#8217;eterogeneitá della composizione della nuova maggioranza consegna il Paese alla morsa e forse al ricatto di Berlusconi, che giustamente rivendica questa operazione come una vittoria.</p>

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			<p style="text-align: justify;">Potrebbe essere anche una vittoria per quanti, a lungo, hanno inseguito l&#8217;idea di una formazione neo-centrista.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi di SEL non diamo la fiducia a questa che è un&#8217;operazione politicista in cui la politica da arte del possibile diventa arte del necessario. Valuteremo con serietá i provvedimenti quando usciranno dal &#8220;libro dei sogni&#8221; enunciato oggi, con la speranza che il Parlamento possa riacquistare la sua naturale centralità.</p>

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		<title>Il Governo &#8220;dei gruppi ristretti&#8221; invece di quello del cambiamento</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Mar 2013 16:12:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Lavagno]]></dc:creator>
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			<p style="text-align: justify;">Pur in un quadro estremamente confuso della rappresentanza parlamentare, l’esito delle scorse elezioni politiche aveva espresso chiaramente almeno due concetti inequivocabili: l’enorme bisogno di cambiamento e innovazione del nostro Paese e la totale bocciatura delle sterili e depressive ricette di austerità del Governo Monti.<img title="Continua..." alt="" src="http://fabiolavagno.wordpress.com/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" /></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi al termine delle consultazioni del Presidente della Repubblica anche quei due semplici paletti sembrano saltare.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, c’è voluta tutta la non volontà della politica nel suo complesso a dare risposte al Paese, ma anche l’intransigenza e la miopia di chi non vuole, pur essendone attore principale, essere parte responsabile della politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure ci trovavamo in un momento cruciale della nostra storia repubblicana. Un momento in cui, finalmente il Parlamento poteva ritrovare la propria centralità.<span id="more-5397"></span></p>

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			<p style="text-align: justify;">Si poteva perseguire l’ipotesi di affidare un incarico a Bersani con una proposta seria ed autorevole che potesse incontrare, o meno, la fiducia delle Camere, ma con la chiarezza delle responsabilità di ciascuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora una volta invece ci si affida a soluzioni fumose, oscure. Si farà riferimento a “gruppi ristretti”. Affidare il Governo a “gruppi ristretti” che per definizione corrisponde all’oligarchia risulta realmente inaccettabile a chi ancora crede nella democrazia.</p>

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		<title>Le riforme istituzionali a colpi di decreto</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Nov 2012 10:58:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Lavagno]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[ di Elettra Deiana, Carlo Leoni, Claudio De Fiores, Valerio De Nardo Il riordino delle province varato dal governo dei tecnici è il risultato degli anni di colpevole inerzia di una politica incapace a compiere indifferibili riforme amministrative e istituzionali. Ma tali riforme, quando toccano l’assetto delle autonomie e le forme della rappresentanza democratica, non possono [&#8230;]]]></description>
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<p><strong> di Elettra Deiana, Carlo Leoni, Claudio De Fiores, Valerio De Nardo</strong></p>
<p>Il riordino delle province varato dal governo dei tecnici è il risultato degli anni di colpevole inerzia di una politica incapace a compiere indifferibili riforme amministrative e istituzionali. Ma tali riforme, quando toccano l’assetto delle autonomie e le forme della rappresentanza democratica, non possono essere fatte <span id="more-4760"></span>sotto dettatura degli Stella e Rizzo di turno, <!--more-->né attrezzate con calcolatrice, cartina geografica e pennarello, né soprattutto attuate a colpi di decreti legge, oltre ogni limite di legittimità costituzionale. Difatti, se costituisce un caso straordinario di necessità e urgenza accorpare un po’ di province, lo diviene poi qualunque cosa.</p>
<p>Ma, si dirà, quello sul riordino delle province è un provvedimento che serve a tagliare le spese, a risparmiare soldi pubblici. Eppure il governo cifre non ne fa e, in ogni caso, risultati significativi in termini di risparmi non verranno prima del 2014. Quelli più rilevanti, peraltro, si dovrebbero produrre soprattutto con il conseguente e successivo riordino degli uffici periferici dello Stato, che è ancora di là da venire.</p>
<p>Un po’ di imbarazzo, in effetti, l’esecutivo e i suoi più alti mentori lo avevano evidentemente provato, quando nel decreto-legge 95/2012 (enfaticamente definito spending review, nei fatti un decretone omnibus di tagli alla spesa pubblica) avevano previsto che il riassetto delle province sarebbe avvenuto con “atto legislativo di iniziativa governativa”. La decenza istituzionale imponeva insomma di non dire ad agosto che ad ottobre sarebbe stato adottato un altro decreto legge, nello spirito del si fa, ma non si dice.</p>
<p>Eppure all’abuso della decretazione d’urgenza, avallato dalle più autorevoli controfirme, non paiono oggi esserci più limiti. E’ evidente che questo governo e l’impotente maggioranza che lo sostiene considerano le regole un impaccio, subordinando il dato costituzionale al diktat dei vincoli comunitari di bilancio. La lettera agostana dei banchieri centrali dispiega ancora i suoi effetti nei termini ricattatori dell’emergenza finanziaria, legittimando un perenne stato di eccezione che consente di mettere mano impunemente all’architettura istituzionale del nostro Paese.</p>
<p>Sia chiaro, è bene ribadirlo: nel merito va svolta un’opera critica (ed anche autocritica) sull’evoluzione degli assetti regionali e delle autonomie locali, dopo più di dieci anni dalla riforma del Titolo V della Costituzione. E le ragioni sono più che evidenti: i luoghi e le forme della rappresentanza sono oggi in evidente affanno, la capacità di intervento delle istituzioni politiche nella società si restringe sempre di più, l’universalità dei diritti rischia di rivelarsi un concetto astratto. Di qui l’esigenza di rilanciare su basi nuove il parlamentarismo, superando il bicameralismo perfetto con la creazione di una Camera delle Regioni.</p>
<p>L’opportuna revisione costituzionale dei poteri delle regioni e delle autonomie locali, non può infatti avvenire assecondando le incalzanti spinte alla verticalizzazione del potere ed al restringimento del pluralismo, violando in tal modo lo spirito e la lettera dei principi fondamentali della Repubblica. Facciamo in modo che la riforma di cui oggi si discute possa essere l’occasione per rilanciare la democrazia, la partecipazione, la trasparenza e non per fare dell’amministrazione dello Stato, delle regioni e delle autonomie locali i luoghi dell’applicazione tecnica e del recepimento passivo di scelte compiute altrove.</p>
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