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	<title>Fabio Lavagno &#187; laicità</title>
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		<title>Solidarietà alla preside attaccata perché fa rispettare la laicità</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2016 14:04:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Lavagno]]></dc:creator>
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			<p>Ho voluto esprimere solidarietà a Chiara Varesi, dirigente scolastica delle scuole Milani di Domodossola, che in questi giorni è stata<a href="http://espresso.repubblica.it/attualita/2016/09/20/news/sospesa-la-messa-in-orario-scolastico-alla-gogna-la-dirigente-scolastica-1.283371?ref=HEF_RULLO" target="_blank"> al centro delle polemiche </a>per aver deciso di svolgere in orario extrascolastico la messa di inizio anno, finora svolta in orario scolastico.<span id="more-10857"></span></p>
<p>Ritengo che la laicità sia quel perimetro necessario ed imprescindibile perché possa affermarsi pienamente non solo la democrazia, ma la stessa libertà religiosa.</p>
<p>È importante che l&#8217;istituzione scolastica, soprattutto in un momento complesso come quello attuale, si impegni nella propria opera formativa ad affermare valori e principi universali e non discriminatori. Per queste ragioni ritengo la scelta della dottoressa Chiara Varesi molto importante.</p>

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		<title>Per una rete laica a Casale e nel Monferrato</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 19:50:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Lavagno]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 19 maggio il Consiglio Comunale di Casale Monferrato ha discusso un dozzinale Ordine del Giorno proposto dalla Destra sull&#8217;esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici. In quell&#8217;occasione il mio intervento è stato l&#8217;unico improntato ad un fermo spirito laico dimostrando favore per la sentenza della Corte Europea sul caso sollevato da una cittadina italiana di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il 19 maggio il Consiglio Comunale di Casale Monferrato ha discusso un dozzinale Ordine del Giorno proposto dalla Destra sull&#8217;esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici.</p>
<p>In quell&#8217;occasione il mio intervento è stato l&#8217;unico improntato ad un fermo spirito laico dimostrando favore per la sentenza della Corte Europea sul caso sollevato da una cittadina italiana di origine finlandese che contestava la presenza del crocifisso nella scuola pubblica frequentata dalla figlia.</p>
<p>Il voto successivo alla discussione sull&#8217;Ordine del Giorno è stato conseguente ed anche in quell&#8217;occasione mi sono trovato unico a difendere una posizione di laicità con il mio voto contrario nel Consiglio Comunale.</p>
<p>Sono convinto che questa del Consiglio Comunale  sia una fotografia sfuocata, non rappresentativa della realtà. Penso infatti che a Casale e nel Monferrato esistano persone portatrici di una cultura laica interprete di garanzia dello spazio pubblico.</p>
<p>Purtroppo la laicità sta sempre più diventando, nel nostro Paese, una condizione privata. Per questo ho deciso di scrivere questo articolo e contemporaneamente aprire un<a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=103341813046802&amp;ref=ts"> gruppo su facebook</a> per la creazione di una rete laica di Casale e del Monferrato. Uno strumento di conoscenza e di comunicazione, uno spazio non di testimonianza, ma spero possa essere di proposta ed elaborazione.</p>
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		<title>La nave dei Diritti: il manifesto</title>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 15:33:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Lavagno]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La situazione della democrazia in Italia non è delle più rosee, lo sappiamo. Dall&#8217;estero lo scenario italiano è forse ancora più chiaro, perchè non subisce il continuo bombardamento di un &#8220;informazione volgare e martellante&#8221;. Ecco che un migliaio di italiani residenti all&#8217;estero si imbarcheranno da Barcellona su una &#8220;nave dei diritti&#8221; destinazione Genova-Italia. Un modo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La situazione della democrazia in Italia non è delle più rosee, lo sappiamo. Dall&#8217;estero lo scenario italiano è forse ancora più chiaro, perchè non subisce il continuo bombardamento di un &#8220;informazione volgare e martellante&#8221;.</p>
<p>Ecco che un migliaio di italiani residenti all&#8217;estero si imbarcheranno da Barcellona su una &#8220;<a href="http://www.losbarco.org/">nave dei diritti</a>&#8221; destinazione Genova-Italia. Un modo nemmeno troppo metaforico per ricordare i principi della nostra Costituzione basata sui principi di laicità e libertà.</p>
<p>Ecco il manifesto della nave:</p>
<p><em>Insieme ad amici (non solo italiani) assistiamo seriamente preoccupati a ciò che avviene in Italia. Certo la crisi c’è anche qua, ma la sensazione è che la situazione nel nostro Paese sia particolare, soprattutto sul lato culturale, umano, relazionale.</em></p>
<p><em>Il razzismo cresce, così come l’arroganza, la prepotenza, la repressione, il malaffare, il maschilismo, la diffusa cultura mafiosa, la mancanza di risposte per il mondo del lavoro, sempre più subalterno e sempre più precario. I meriti e i talenti delle persone, soprattutto dei giovani, non sono valorizzati. Cresce la cultura del </em><em>favore, del disinteresse per il bene comune, della corsa al denaro, del </em><em>privato in tutti i sensi.</em></p>
<p><em>In Spagna,  negli ultimi mesi, sono usciti molti articoli raccontando quello che avviene in Italia, a volte in toni scandalistici, più spesso in toni perplessi, preoccupati, sconcertati.</em></p>
<p><em>Si è parlato dei campi Rom bruciati, dei provvedimenti di chiusura agli immigrati, delle aggressioni, dell’aumento dei gruppi neofascisti, delle ronde, dell’esercito nelle strade, della chiusura degli spazi di libertà e di democrazia, delle leggi </em><em>ad personam.</em></p>
<p><em>Dall’estero abbiamo il vantaggio di non essere quotidianamente bombardati da un’informazione (??) volgare e martellante, da logiche di comunicazione davvero malsane.</em></p>
<p><em>E allora: che fare? Prima di tutto capire meglio, confrontarci, quindi provare a reagire. Siamo convinti che ci siano migliaia di esperienze di resistenza, di salvaguardia del territorio, di difesa dei diritti, della salute, di servizi pubblici di qualità. E che vadano sostenute.</em></p>
<p><em>Al termine di un percorso che abbiamo appena iniziato, vogliamo quindi organizzare <a href="http://www.losbarco.org/lang/it/quando-e-come/">una nave che parta da Barcellona il 25 giugno 2010 e arrivi a Genova</a>.</em></p>
<p><em>Sarà <strong>la nave dei diritti</strong>, che ricorderà la nostra Costituzione e la sua origine, laica e pluralista, la centralità della libertà e della democrazia vera, partecipata, trasparente: dai luoghi di lavoro alle scuole, ai quartieri, ai servizi, al territorio. Ricorderà che il pianeta che abbiamo è uno, è questo, questo è il nostro mare, di tutti i popoli. Che chiunque ha diritto di esistere, spostarsi, viaggiare, migrare, come ha diritto che la sua terra non sia sfruttata, depredata. Ricorderà che le menzogne immobilizzano, mentre la verità è rivoluzionaria.</em></p>
<p><em>Ricorderà che cultura e arte sono i punti più alti del genere umano, sono fonte di gioia e piacere per chi li produce e per chi ne beneficia, non sono fatte per il mercato.</em></p>
<p><em>Ricorderà che esistere può voler dire resistere, difendere la propria e l’altrui dignità, conservare la lucidità, il senso critico e la capacità di giudizio.</em></p>
<p><em>Creiamo ponti, non muri.</em></p>
<p><em>È un grido di aiuto e solidarietà, che vogliamo unisca chi sta assistendo da fuori a un imbarbarimento pericoloso a coloro che già stanno resistendo e non devono essere lasciati/e soli/e.</em></p>
<p><em>Non siamo un partito, non siamo una fondazione, non sventoliamo bandiere, tanto meno bianche. Siamo piuttosto un movimento di cittadini/e che non gode di alcun finanziamento.</em></p>
<p><em>Potete contattarci fin da subito all’indirizzo e-mail: <a href="mailto:contatto@losbarco.org">contatto@losbarco.org</a></em></p>
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		<title>Un simbolo senza diritto</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 23:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Lavagno]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Chiara Acciarini “Ogni istituto ha la sua bandiera; ogni aula l’immagine del crocifisso e il ritratto del re”: così disponeva, nel lontano 1924, l’art. 118 del R.D. 965. E’ la norma più recente che si può trovare sull’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche del nostro paese, a meno che non si voglia tenere conto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><br />
di Chiara Acciarini</strong></p>
<p style="text-align:justify;">“Ogni istituto ha la sua bandiera; ogni aula l’immagine del crocifisso e il ritratto del re”: così disponeva, nel lontano 1924, l’art. 118 del R.D. 965.<br />
E’ la norma più recente che si può trovare sull’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche del nostro paese, a meno che non si voglia tenere conto di alcune circolari sugli “arredi” delle medesime. <span id="more-1892"></span>Non è certo necessario ricordare il contesto storico in cui la norma è stata emanata: il fascismo stava consolidando l’occupazione delle istituzioni attraverso leggi truffa, brogli elettorali, disprezzo dell’istituzione parlamentare. Il 1924 è l’anno dell’assassinio di Matteotti. In quel periodo il regime di Mussolini aveva iniziato, e aveva tutto l’interesse a consolidare, il processo di avvicinamento alla Chiesa cattolica, che sarebbe culminato con il Concordato fra Stato e Chiesa nel 1929.<br />
<!--more-->Nel Concordato la religione cattolica era riconosciuta come religione di stato: “L’Italia considera fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica l’insegnamento della dottrina cristiana secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica”. Come simbolo della religione di stato, il crocifisso rimase affisso nelle aule.<br />
Da allora sono passati molti anni e sono avvenuti molti cambiamenti. Il più importante, ovviamente, è rappresentato dall’entrata in vigore della Costituzione repubblicana, che nei suoi principi fondamentali ha stabilito che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.<br />
Seppur tardivamente, la revisione del concordato del 1985 non ha potuto ignorare la limpida affermazione della libertà religiosa e la nuova concezione dei rapporti fra lo Stato e la chiesa cattolica che scaturiva da questo e da altri articoli del testo costituzionale. Pertanto, mentre lo Stato s’impegnava a continuare l’insegnamento della religione cattolica, si affermava che “nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, è garantito a ciascuno di non avvalersi di detto insegnamento”. E, in seguito, molti pronunciamenti giurisdizionali hanno confermato che il cattolicesimo non è più la religione di stato. L’obbligo di applicare rigorosamente il principio della facoltatività dell’ora di insegnamento della religione cattolica è stato affermato dalla sentenza n. 203/1989 della Corte Costituzionale e la sentenza 439/2000 della IV penale della Corte di Cassazione e anche la recentissima sentenza del TAR del Lazio, nell’escludere la presenza degli insegnanti di religione cattolica dagli scrutini, ha tenuto a ribadire il principio della libertà religiosa e dell’uguaglianza fra i cittadini.<br />
Purtroppo l’ambiguità con cui le norme costituzionali e le sentenze che ne raccomandavano l’applicazione sono state rispettate nella vita quotidiana delle nostre scuole è sotto gli occhi di tutti. Ed il crocifisso è rimasto nelle aule in base a norme amministrative e regolamentari che ne avevano previsto l’inserimento fra gli ”arredi” di cui le aule devono essere dotate.  Non sono mancate prese di posizioni coraggiose da parte di insegnanti e di genitori, ma si sono scontrate contro il muro di gomma dell’amministrazione scolastica. Non dimentichiamo, poi, che don Milani, perché nessuno pensasse che la sua era una scuola confessionale, tolse il crocifisso. E’ poi anche intervenuto un contorto pronunciamento del Consiglio di Stato, che ha solo escluso la rimozione del simbolo del cattolicesimo dalle aule in cui già si trovava.<br />
Finché Soile Lautsi, cittadina italiana di origine finlandese, non si è rivolta alla Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo e ha chiesto che fosse rispettata la sua richiesta di rimuovere il crocifisso dalle aule dell’istituto Vittorino da Feltre di Abano Terme, dove studiano i suoi figli.<br />
E la Corte le ha dato ragione. Ovviamente si apre ora la strada del ricorso, che il governo Berlusconi ha immediatamente annunciato. Potrà essere accolto ed allora la questione sarà discussa ulteriormente nell’istanza superiore, la “Grande Camera”, oppure potrà essere respinto e l’esecutivo dell’Unione Europea dovrà stabilire quali azioni, entro sei mesi, l’Italia dovrà compiere per adeguarsi alla decisione della Corte.<br />
Mentre si attendono questi sviluppi si dovrebbero evitare sia gli inopportuni richiami alla “nostra identità” di Gelmini sia  gli incredibili confronti con le zucche di Halloween del cardinal Bertone. La conoscenza della storia dovrebbe poi aiutare il nuovo segretario del PD Pierluigi Bersani a tralasciare affermazioni semplicistiche come quella che ha ritenuto di compiere ieri: “un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno”. Purtroppo il crocifisso, che è, tra l’altro, cosa diversa dalla croce, rappresenta per gli appartenenti ad alcune confessioni religiose anche cristiane un simbolo di idolatria, che spesso ricorda efferate persecuzioni compiute nei loro confronti.<br />
Qui non basta parlare di buon senso. Occorre provare ad ascoltare la voce del diritto, che ha trovato ieri nell’articolo di Stefano Rodotà su Repubblica un’espressione alta e qualificata: “Questa sentenza ci porta verso un’Europa più ricca, verso un’Italia in cui si rafforzano le condizioni della convivenza tra diversi, dove acquista pienezza quel diritto all’educazione dei genitori che i genitori cattolici rivendicano, ma che deve valere per tutti”.<br />
Rispettando le differenze, imparando a convivere con un passato complesso e contraddittorio, si può creare un clima di reciproco rispetto e tolleranza fra i credenti delle varie religioni e fra credenti e non credenti.<br />
Solo così la scuola potrà vincere la sfida della multiculturalità e rappresentare uno spazio dove si cresce tutti insieme e insieme si è impegnati nella faticosa costruzione di valori condivisi.<br />
Una scuola nella quale acquistano pieno significato le parole con cui la donna che è al vertice della Chiesa valdese, Maria Bonafede, ha commentato la sentenza di Straburgo: “Se non c’è nessun simbolo, ci sono tutti”.</p>
<p style="text-align:justify;">http://www.sinistra-democratica.it/simbolo-senza-diritto</p>
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		<title>Il Ministro Carfagna contro burqa e niqab</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 13:19:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Lavagno]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Viviana Ferrari Apprendiamo con stupore dai giornali del 12 ottobre che il Ministro per le pari opportunità Carfagna si è risvegliata e che ha deciso che è ora di dire basta ai simboli della sottomissione delle donne nel nostro Paese . Niente paura Silvio non c’è l’ha con te! Se la prende con chi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong><img class="alignright size-medium wp-image-1818" title="burqa" src="http://fabiolavagno.files.wordpress.com/2009/10/burqa.jpg?w=300" alt="burqa" width="300" height="245" />di Viviana Ferrari</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Apprendiamo con stupore dai giornali del 12 ottobre che il Ministro per le pari opportunità Carfagna si è risvegliata e che ha deciso che è ora di dire basta ai simboli della sottomissione delle donne nel nostro Paese . Niente paura Silvio non c’è l’ha con te! Se la prende con chi non ti da proprio fastidio, anzi&#8230;oggi vuole proprio dire qualcosa per contrastare il problema della diffusione del burqa e del niqab nelle scuole.</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-1817"></span>Tralasciando il fatto che esistono già leggi in materia di riconoscimento nei luoghi pubblici. La soluzione proposta,semplice e scontata nella sua banalità, è un bel divieto. Una proposta di legge per vietare il burqa e il niqab nelle scuole. Grazie Ministro, illuminante. Specialmente quando, non bisogna essere degli esperti per capirlo, integrazione ed emancipazione sono processi ampi che prevederebbero un ruolo un pochino più impegnativo delle istituzioni pubbliche che un divieto.</p>
<p style="text-align:justify;">Dove un inizio sarebbe fornire ad esempio alle scuole le risorse (economiche e di personale) per poter svolgere programmi di integrazione che portino le stesse ragazze a scegliere se indossare o meno il burqa anche fuori dalla scuola o dai luoghi pubblici.</p>
<p style="text-align:justify;">Dove l’indipendenza e l’emancipazione siano processi congiunti a un inserimento dell’intera famiglia nel contesto sociale in cui questa vive. Beh certo che viene il legittimo dubbio che si tratti più di intolleranza che di preoccupazione vera. Anche perchè a preoccupare il mistero dovrebbe essere un Paese che si trova al 67°posto nelle classifiche internazionali per le pari opportunità prima di tutto. Un Paese dove le donne non hanno parità di salario, dove le discriminazioni sono all’ordine del giorno, dove una donna può perdere il posto di lavoro perchè incinta, se ha un contratto interinale .</p>
<p style="text-align:justify;">Un paese dove un modello culturale che vorrebbe sancire nuovamente l’inferiorità della donna si sta pericolosamente diffondendo attraverso la politica, la televisione, la famiglia. (per non parlare del Vaticano) E come questo abbia delle conseguenze che avvertono e che pagano ogni giorno sulla loro pelle tutte le donne che vivono e lavorano in Italia .</p>
<p style="text-align:justify;">In questo Paese in cui il Primo Ministro può permettersi ogni commento sulle donne , può raccontare barzellette maschiliste di pessimo gusto, può screditare una parlamentare facendo riferimento al suo aspetto piuttosto che alle sue argomentazioni.</p>
<p style="text-align:justify;">Un paese dove il motto “più f&#8230;. per tutti” è ormai scritto al di sotto del simbolo della Presidenza del Consiglio; e dove il Ministro delle Pari opportunità appare, icona ironica di questo progetto, inconsapevole del suo stesso ruolo.</p>
<p style="text-align:justify;">Caro Ministro, anche se di senza veli se ne intende, grazie per lo slancio dimostrato, ma Lei, che rientra sicuramente nella personalissima classifica delle “belle figliole” del 73 enne primo ministro , inizi a pensare alla sua, di emancipazione dal suo capo. Le donne insieme a quella parte di uomini che sanno cosa significhi la parola intelligenza, presto dimostreranno che la misura è colma ed è ora per far evolvere questo Paese dal medioevo in cui sta precipitando e di applicare veramente la costituzione anche in termini di pari opportunità.</p>
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