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	<title>Fabio Lavagno &#187; Semplificazione</title>
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		<title>Nota sui lavori parlamentari settimana dal 16 al 19 Giugno</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jun 2014 14:32:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Lavagno]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attività Parlamentare]]></category>
		<category><![CDATA[Amianto]]></category>
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			<p style="text-align: justify;">Questa settimana alla Camera si è discusso di:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><b>Relazione su riforma del sistema di gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata</b></li>
<li><b>decreto Irpef</b></li>
<li><b>mozione a favore delle vittime di amianto</b></li>
<li><b>mozione su semplificazione normativa e amministrativa</b></li>
<li><b>Applicazione di misure relative alla sicurezza e alla protezione sociale di cittadini italiani, comunitari ed extracomunitari<span id="more-8462"></span></b></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><b>Relazione sulle prospettive di riforma del sistema di gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, approvata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere</b></p>
<p style="text-align: justify;">Questa relazione si occupa di aggiornare il sistema di gestione dei beni confiscati alle mafie rendendolo più efficace. Si tratta della legge Rognoni-La Torre, uno dei più importanti provvedimenti presi contro la criminalità organizzata, approvata e resa effettiva solo dopo la morte del generale Dalla Chiesa. Naturalmente questa legge, il suo uso, la sua manutenzione vanno adeguati a un tempo cambiato, anche nelle strategie della mafia.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi la mafie investe in beni immateriali, fondi sovrani, aziende, non più soltanto in beni materiali come terreni e palazzi. Per questo è importante investire sull’Agenzia per i beni sequestrati e confiscati, rendendola capace di gestire anche ad esempio aziende confiscate in cui in ballo ci sono milioni di posti di lavoro. Si pensi che ad oggi dei 2.600 beni confiscati l’anno scorso, soltanto il 5 per cento è stato rimesso, attraverso una restituzione, in condizione di stare sul circuito economico, finanziario, commerciale. È il segno statistico di un fallimento, o comunque di una non adeguatezza di uno strumento fondamentale per la gestione dei beni confiscati.  Così come il Fondo unico per la giustizia, che raccoglie le liquidità che sono state confiscate e che ha a disposizione una cifra certamente superiore ai 3 miliardi di euro, ma che oggi è utilizzato soltanto in una percentuale minima, che non sembra superi il 4 per cento. Ciò in una condizione in cui altri comparti dello<b> </b>Stato, che sono in prima linea nella lotta alla criminalità mafiosa, si trovano spesso privi di mezzi e di risorse.<br />
In discussione generale e dichiarazione di voto è intervenuto <b>Claudio Fava</b>.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Disegno di legge di conversione, con modificazioni, del decreto-legge n. 66 del 2014: Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale (decreto Irpef)</b></p>
<p style="text-align: justify;">Il grande tema che la politica tutta e il Governo hanno davanti in questo momento come ripetiamo da tempo è la redistribuzione della ricchezza. Non soltanto come scelta di equità e giustizia sociale, ma come vera e propria scelta di politica economica. Ridistribuire la ricchezza e diminuire progressivamente quelle diseguaglianze che hanno generato e alimentato la crisi in Italia, al netto del fondamentale superamento dell’austerità in Europa, vuol dire prima di tutto tre cose: un sistema tributario equo e per questo anche semplice, attraverso una riforma dell’IRPEF.  La Corte dei conti stessa dice che la nostra IRPEF non è più progressiva: sopra i 75 mila euro in Italia abbiamo un’unica aliquota e gli incapienti, quelli che non riescono a produrre un reddito, non hanno nemmeno un’imposta negativa a dargli sollievo. Passa attraverso i contratti, sbloccando ad esempio il contratto del pubblico impiego. In terzo luogo tramite il welfare, come elemento distintivo del modello sociale europeo, a partire da un reddito minimo che sostenga l’autonomia delle persone. Partendo da queste considerazioni abbiamo valutato il decreto Irpef: se ridistribuire 80 euro in busta paga a lavoratori dipendenti e alle persone che hanno contratti d collaborazione è una scelta che va nella direzione giusta, non lo è coprire questa spesa con il taglio agli enti locali, ne tantomeno decidere di tenere fuori i pensionati, le partite IVA, gli incapienti per cui esigiamo che il prossimo anno vengano trovati i 14 miliardi di coperture. Se dunque questa misura va nella direzione giusta, e per questo abbiamo dato voto favorevole, l’esigenza che manifestiamo e per cui ci batteremo è che non sia una singola misura anti-ciclica staccata dall’indirizzo economico del Governo.</p>
<p style="text-align: justify;">La dichiarazione di voto sulla fiducia è stata fatta da <b>Gennaro Migliore</b>. La dichiarazione di voto finale è stata fatta da <b>Titti Di Salvo</b>.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Mozioni su iniziative a favore delle vittime dell’amianto</b></p>
<p style="text-align: justify;">La finalità comune a tutte le mozioni è quella di rivendicare, a poco più di vent’anni dalla legge che mette al bando l’amianto nel nostro Paese, l’importanza e la gravità di questo tema, per la sua diffusione e soprattutto per la capacità che ha questo materiale, estremamente utilizzato in varie forme e in vari ambiti, nel mietere vittime o nel creare patologie appunto asbesto-correlate. In particolare la nostra mozione che è stata approvata, oltre a chiedere più attenzione per il piano nazionale amianto e finanziamenti per il fondo vittime amianto istituito nel 2008 e quello per il risanamento degli edifici, impegna il Governo ad espellere dal Patto di stabilità le spese relative alle bonifiche straordinarie di amianto, così come chiedono da tempo gli enti locali. La dichiarazione di voto è stata fatta da <b>Fabio Lavagno</b>.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Mozioni su</b><i> </i><b>semplificazione normativa e amministrativa</b></p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo dato parere favorevole a questa mozione unitaria che punta alla semplificazione dei processi normativi e amministrativi. I punti salienti si inseriscano nel solco di quella che doveva essere la semplificazione in questo Paese, anticipata nella legge del 1990 sulla trasparenza, che avrebbe dovuto rappresentare la rivoluzione nel rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini, un flusso che all’interno degli anni Novanta ha avuto un suo incardinamento grazie ai testi unici, ma che ha anche avuto negli anni successivi delle grandi complicazioni a partire da una riforma mancata, quella del Titolo V, che ha complicato ulteriormente il sistema di potere e soprattutto i luoghi della produzione legislativa nel nostro Paese. Quello su cui ci siamo soffermati è prima di tutto un ritorno all’unitarietà della produzione normativa ad esempio attraverso lo strumento dei testi unici, così come sulla limitazione della decretazione d’urgenza su argomenti molto differenti, di cui anche questo Governo si sta tristemente caratterizzando.</p>
<p style="text-align: justify;">La dichiarazione di voto è stata fatta da <b>Fabio Lavagno</b>.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Applicazione di misure relative alla sicurezza e alla protezione sociale di cittadini italiani, comunitari ed extracomunitari</b></p>
<p style="text-align: justify;">Queste mozioni nascono dalla volontà della Lega Nord di mettere in discussione il sistema di welfare europeo in favore di una salvaguardia dei presunti diritti dei cittadini italiani e della sovranità degli stati. Inutile dire che la nostra idea di Europa sia esattamente l’opposto e parta proprio dal rilancio dello stato sociale Europeo, da un sistema di welfare comunitario che rimetta al centro dell’agenda politica europea le persone e il loro benessere con misure di welfare e di sostegno al reddito universali come il reddito minimo.</p>
<p style="text-align: justify;">In dichiarazione di voto è intervenuto<b> Erasmo Palazzotto.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Question Time</b></p>
<p style="text-align: justify;">Il question time questa settimana è stato fatto da <b>Celeste Costantino</b> su “Elementi ed iniziative in relazione al comportamento delle forze dell’ordine in occasione di una protesta che ha avuto luogo il 10 giugno 2014 presso il centro di accoglienza per richiedenti asilo di Castelnuovo di Porto<i>”.</i></p>

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		<title>Semplificazione amministrativa, esigenza inderogabile</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jun 2014 17:49:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Lavagno]]></dc:creator>
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			<p style="text-align: justify;">Presidente, arriviamo alla discussione di questa mozione grazie al lavoro svolto dall&#8217;<b>indagine conoscitiva </b>all&#8217;interno della <b>Commissione bicamerale per la semplificazione</b>, grazie al lavoro coeso tra i gruppi all&#8217;interno della discussione generale che abbiamo svolto. Arriviamo all&#8217;approvazione di questa <b>mozione </b>soprattutto spinti dalla necessità e dalla consapevolezza che della <b>semplificazione</b> è meglio non parlare più, ma agire. Credo che questo sia un principio di <b>buon senso</b> che deve richiamare noi tutti come legislatori alla qualità del nostro lavoro, alla qualità di quanto noi dibattiamo e di quanto noi in qualche modo produciamo di bene o di male all&#8217;interno delle <b>aule parlamentari</b>.</p>
<p style="text-align: justify;">Credo che rispetto a questo il tempo sia scaduto e non sia più il tempo degli annunci perché <b>semplificare </b>è diventata una litania quasi stanca che, all&#8217;incedere di ogni insediamento di un nuovo <b>Esecutivo</b> noi ci riportiamo e lo riportiamo come un fardello sulle nostre spalle, fardello che trasmettiamo, in realtà, ai costi che le imprese e i cittadini devono subire quotidianamente, quasi come se fosse un&#8217;angheria o una distanza progressiva che si avverte tra cittadini e <b>pubblica amministrazione</b>. Credo che questo sia ormai chiaro ed evidente, ce lo hanno detto tutte le <b>relazioni </b>che abbiamo avuto il modo e il piacere di ascoltare nelle <b>audizioni</b>, nei lunghi mesi nella Commissione, e ce lo dice lo stato dell&#8217;economia del <b>Paese</b> e della sua competitività.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono elementi sui quali noi non possiamo più adottare vecchie modalità o modalità di <b>natura estemporanea</b>, quasi degli <em>spot</em> che hanno più il carattere spettacolare della semplificazione, della deregolamentazione, del taglio normativo, del taglio del numero di leggi e che poi non producono alcun effetto in realtà sulla vita reale dei cittadini o sulla capacità di <b>fare impresa</b> delle aziende italiane. I punti salienti di questa <b>mozione</b> si inseriscono pienamente nel solco di quella che era, e doveva essere, la <b>semplificazione in questo Paese</b>, anticipata nella legge del 1990 sulla trasparenza, che avrebbe dovuto essere la rivoluzione copernicana nel rapporto tra <b>pubblica amministrazione</b> e cittadini, un flusso che all&#8217;interno degli anni Novanta ha avuto un suo incardinamento grazie ai testi unici, ma che ha anche avuto negli anni successivi dei grandi <em>stop</em> e delle grandi complicazioni a partire da una riforma mancata, quella del <b>Titolo V</b>, che ha complicato ulteriormente il sistema di potere e soprattutto i luoghi della produzione legislativa nel nostro Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, il primo punto su cui vorrei soffermarmi è quello della necessità di reintraprendere una strada che sembra antica, ma che va invece riscoperta nella sua modernità, ovvero quella della unitarietà della <b>produzione normativa</b>, della propria capacità di essere unitaria omogenea,</p>

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			<p style="text-align: justify;">della necessità di reintrodurre la capacità di questa unitarietà attraverso lo strumento dei <b>testi unici</b>, della reale ricognizione della produzione della quantità normativa a seguito della quale effettivamente è possibile creare una semplificazione e uno sfoltimento di quello che viene definito lo <em><b>stock</b></em><b> normativo</b>. Credo che questi sono i principi a cui noi dobbiamo attenerci.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo diciamo ad un <b>Governo</b> che, per quanto abbia introdotto caratteri di novità, procede sulla vecchia e stanca strada della decretazione d&#8217;urgenza. Non è possibile continuare, se vogliamo fare norme realmente valide, che vanno realmente nell&#8217;ottica della semplificazione, solo attraverso lo strumento del <b>decreto-legge</b> e manco interpretato per come è nella <b>Costituzione</b>, e quindi con un carattere di eterogeneità che quasi sempre si presenta quando il Governo si presenta in <b>Parlamento</b> per l&#8217;approvazione dei propri <b>decreti-legge</b>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il punto sul decreto, anche in questo caso sulla <b>legge delega</b> rispetto alla pubblica amministrazione, è un punto di partenza con il quale chiediamo al Governo di<b> interloquire </b>con le <b>aule parlamentari</b> nel rispetto e nel ribadire la necessità di<b> ruoli</b> e <b>funzioni</b> distinti, ma congiunti verso un comune obiettivo. E quindi non ci limitiamo – lo diciamo sommessamente, ma con tutto l&#8217;impegno, al <b>Governo </b>– a consultazioni generiche che hanno anche un po’, anche in questo caso, dello <b>spettacolare</b>, del <b>comunicativo</b>, ma realmente interloquiamo tra <b>Esecutivo</b> e <b>Parlamento</b> in modo che ci sia la giusta dignità sui provvedimenti, perché questi vadano effettivamente in un&#8217;unica direzione.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi dobbiamo applicare quelle norme che già sono contenute – ne cito una tra tutte – dare applicazione, uscire dal <b>principio normativo</b>, per poi dare un&#8217;applicazione reale. Gli <b>sportelli unici</b>, che sono contenuti nella nostra normativa, debbono avere applicazione su tutto il <b>territorio nazionale</b> e non essere sporadici fenomeni quasi <b>innovativi</b>, quando di innovativo non hanno più nulla, ma in capo a meritori enti locali.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi chiediamo di avere un&#8217;<b>Italia </b>magari differenziata nei propri valori e nelle proprie <b>regionalità</b>, nell’essere il <b>Paese dei mille campanili</b>, ma in qualche modo unitaria nella facilità e nell&#8217;approccio che i cittadini hanno nei confronti della pubblica amministrazione, anche perché semplificare e andare verso la semplificazione dei <b>processi amministrativi</b> non è altro che la garanzia di avere diritti uguali per i cittadini e soprattutto di avere una facilità di accesso a quei diritti.</p>

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