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	<title>Fabio Lavagno &#187; territorio</title>
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		<title>Grandi Opere o cura del territorio?</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 13:34:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Lavagno]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi il nostro territorio è più vulnerabile rispetto al passato, anche in presenza di piogge non eccezionali. Questa maggior fragilità è attribuibile ad un uso del suolo e delle acque che troppo spesso continua a non considerare le limitazioni imposte da un rigoroso assetto idrogeologico. Ai fini della prevenzione dalle calamità occorre attuare al più [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi il nostro territorio è più vulnerabile rispetto al passato, anche in presenza di piogge non eccezionali. Questa maggior fragilità è attribuibile ad un uso del suolo e delle acque che troppo spesso continua a non considerare le limitazioni imposte da un rigoroso assetto idrogeologico. <span id="more-3566"></span>Ai fini della prevenzione dalle calamità occorre attuare al più presto un disegno di uso “corretto” del territorio e del suolo. L’attività di pianificazione della difesa del suolo va sostenuta con iniziative idonee e incentivi anche per la rilocalizzazione, a favore di interventi di corretta manutenzione insieme al ripristino di regimazioni fluviali scorrette e alla prevenzione.</p>
<p>Un Paese alla costante ricerca di modelli per far ripartire un proprio sviluppo economico  dovrebbe fare della messa in sicurezza del territorio la propria priorità. Non é vero che la salvaguardia dell’ambiente non muova economia.  Secondo un studio dell’EURISPES nel mercato del lavoro il settore della difesa del suolo raccoglie ben 54 nuove professioni  e 200 figure professionali completamente innovative da mettere in campo per la riduzione del rischio idrogeologico.</p>
<p>Allo stesso modo è possibile costruire nuovi posti di lavoro e sostenere gli esistenti dando risposta ai problemi delle centinaia di migliaia di piemontesi pendolari che ogni giorno cercano di raggiungere il luogo di lavoro o di studio in città congestionate dal traffico con treni vecchi e affollati e che ora rischiano di veder ridurre ulteriormente le già scarse potenzialità in conseguenza dei tagli al trasporto pubblico.</p>
<p>La nostra è una proposta capace anche di dare significative risposte alla crisi del settore auto, stimolando l’innovazione in favore di nuove tipologie di motorizzazioni e il trasporto pubblico. Questo mentre per molti esistono solo le grandi e infinite opere in cui riversare miliardi di euro pubblici e la cui utilità è tutta da dimostrare.</p>
<p>Coordinamento Regionale SEL</p>
<p style="text-align:center;"><strong>GRANDI OPERE O CURA DEL TERRITORIO ?</strong></p>
<p style="text-align:center;"> <strong>1 dicembre</strong></p>
<p style="text-align:center;">ore 18,00 <strong>Acqui Terme</strong> -Centro Studi “Galliano” in Piazza San Guido, 38</p>
<p style="text-align:center;">ore 21, 00 <strong>Alessandria</strong> &#8211; Camera del Lavoro di Via Cavour 27</p>
<p><strong>Fulvia Bandoli</strong>,Responsabile nazionale Forum Territorio e Paesaggio Sinistra Ecologia Libertà</p>
<p><strong>Vanda Bonardo</strong>, Responsabile regionale Ambiente Sinistra Ecologia Libertà</p>
<p>[slideshow]</p>
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		<title>Alluvioni e governo del territorio</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Nov 2011 16:50:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Lavagno]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[In queste ore il nostro territorio esplode in tutta la sua fragilità. Al di là dell’eccezionalità delle piogge, il maltempo ancora una volta ci coglie  impreparati. Il riferimento non è alla Protezione Civile che in Piemonte, soprattutto nelle sue articolazioni territoriali, più volte ha dimostrato di essere all’altezza dei fatti.   “Come insegna la cultura ambientalista [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In queste ore il nostro territorio esplode in tutta la sua fragilità. Al di là dell’eccezionalità delle piogge, il maltempo ancora una volta ci coglie  impreparati. Il riferimento non è alla Protezione Civile che in Piemonte, soprattutto nelle sue articolazioni territoriali, più volte ha dimostrato di essere all’altezza dei fatti.  <span id="more-3507"></span></p>
<p>“<em>Come insegna la cultura ambientalista questa maggior fragilità è attribuibile ad un uso del suolo e delle acque che troppo spesso continua a non considerare le limitazioni imposte da un rigoroso assetto idrogeologico.</em> &#8211; affermano <strong>Fabio Lavagno</strong> e <strong>Vanda Bonardo</strong> &#8211; <em>In altre parole , oggi, nonostante la sequenza di disastri degli ultimi anni, il governo del territorio permane ancorato a vecchie logiche di opportunismo che ne impediscono una reale messa in sicurezza.”</em></p>
<p>Un nuovo modo di far politica comporta anche il coraggio di dire le cose come stanno, affermando scelte in discordanza con  banalità quotidiane, frutto di consolidati interessi di potere. Senza timori va denunciata e bloccata la  dissennata cementificazione subita dal nostro territorio, in quanto prima grande causa di tutti i disastri.</p>
<p>Gli effetti dell’urbanizzazione sono del tutto evidenti. L’impermeabilizzazione del suolo aumenta i volumi d’acqua che defluiscono negli alvei in tempi troppo brevi, accrescendo così in modo spropositato la portata. Permane  costante l’occupazione urbanistica di tutte quelle aree golenali dove il fiume in caso di piena può “allargarsi”, si continua a concedere permessi in aree soggette a frane. Lo sprofondamento degli alvei, in seguito ad anni di dissennati prelievi di materiale, favorisce l’aumento delle portate e quindi le alluvioni a valle. Le  zone a rischio passivo (alluvione o frane), una volta individuate, dovrebbero essere messe in sicurezza. E’ comunque assurdo pensare di mettere in sicurezza aree a rischio, per poi subito dopo renderle edificabili.</p>
<p>Un altro criterio fondamentale per stabilire una situazione di minor rischio possibile riguarda un  “rallentamento generico dei deflussi” ovvero <em>“trattenere l’acqua il più possibile dove cade</em>”. La copertura vegetale dà un contributo consistente al contenimento della precipitazione e al rallentamento dei deflussi.</p>
<p>In sintesi occorre aver il coraggio di riconoscere i problemi per poi pianificare  il territorio con convincimento e determinazione, ben sapendo che tutto ciò comporterà uno scontro con vecchie logiche di potere e consolidati interessi, oltre che con stereotipi e vecchie ignoranze. Si tratta di declinare <em>“ l’uso del suolo come difesa”</em>, una vera e propria nuova filosofia  di gestione pianificatoria del rischio.</p>
<p>Il concetto di manutenzione deve essere attuato con rigore  e razionalità incentivando le tre funzioni <em>idrologica, geomorfologica e pedologica</em> del suolo agricolo e forestale e del reticolo idrografico, dalla montagna alle spiagge.</p>
<p>La funzione <em>idrologica</em> riguarda la formazione e propagazione delle piene e dei fenomeni di ruscellamento intenso e richiede la manutenzione e il ripristino degli alvei (riapertura delle aree di esondazione) e dei versanti (copertura vegetale) per controllare la risposta del terreno alle piogge intense, l’infiltrazione e il deflusso superficiale.</p>
<p>La funzione <em>geomorfologica </em>riguarda l’instabilità e la formazione di frane. Per questa è necessario il mantenimento e il miglioramento delle arre di divagazione  dei fiumi oltre ad una adeguata copertura vegetale.</p>
<p>La funzione <em>pedologica </em>consiste nell’assicurarsi che  il ripristino della copertura vegetale avvenga con essenze e pratiche (anche produttive ) adeguate.</p>
<p>“<em>Questa è l’unica ricetta possibile per dare speranza a tanti territori e innescare processi virtuosi di intervento da parte dei cittadini e di nuove attività portatrici di posti di lavoro.</em> &#8211; dichiarano <strong>Fabio Lavagno</strong> e <strong>Vanda Bonardo</strong>  &#8211; <em>Per questi aspetti fondamentali della messa in sicurezza si dovrebbe investire a partire da quel  miliardo stanziato con la finanziaria 2010, ma che tuttora non è disponibile , come ci ha dato ad intendere il Ministro Prestigiacomo nei giorni scorsi. </em></p>
<p><em>Un Paese alla costante ricerca di modelli per far ripartire un proprio sviluppo economico e alla continua rincorsa di tamponare emergenze come quella che stiamo vivendo in queste ore dovrebbe fare della messa in sicurezza del territorio la propria priorità. Non é vero che la salvaguardia dell’ambiente non muova economia, forse non muove gli interessi tradizionali, ma certo incontrerebbe quelli dei cittadini. Si tratterebbe forse dell’unica grande opera realmente necessaria”</em></p>
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