Sulla tarsu cosa deve fare Casale per essere ascoltata?

11 years ago by in Ambiente, Articoli, Casale M. -Consiglio Comunale, Città di Casale Monferrato, Comunicati Stampa, Rifiuti Tagged: , , ,

Siamo alla vigilia della scadenza del pagamento della prima rata della Tarsu, e l’amministrazione di Casale continua a dimostrarsi cieca e sorda di fronte ad un provvedimento che colpisce duramente le famiglie più numerose e le attività già provate duramente dalla crisi economica.

In Consiglio comunale, già nel mese di febbraio avevamo denunciato l’assenza di studi e previsioni e chiesto di ritirare il provvedimento; a luglio avevamo denunciato che si sarebbero sfondate le tasche dei cittadini, la settimana scorsa abbiamo proposto che ci si fermasse al pagamento della prima rata, rendendoci disponibili ad un confronto perchè si arrivasse a definire criteri più equi.

Le proposte avanzate sono state snobbate dalla Giunta.

Le lamentele dei cittadini sono, oggi, sempre più diffuse e categorie commerciali si stanno organizzando paventando uno sciopero fiscale. L’Amministrazione si rende conto di quale conseguenze potrebbe avere se tale azione venisse realizzata? I servizi locali sono un sistema delicato che va governato con attenzione, in cui non vi è spazio per l’improvvisazione.

La città ha bisogno di un’Amministrazione dialogante e non chiusa a riccio, un’Amministrazione che sappia quello che sta facendo e voglia confrontarsi e non che si chiuda a riccio a difendere pervicacemente ciò che si è dimostrato sbagliato.

In definitiva, su questo tema e su altri, cosa deve ancora fare Casale per essere ascoltata?

0 Responses to “Sulla tarsu cosa deve fare Casale per essere ascoltata?”


Stefano Monichino
29 ottobre 2010 Rispondi

P.S.
In Spagna, a quanto ricordo, gli pneumatici vengono trattati in questo modo:
1. la parte strutturale viene “estratta” perché può essere riutilizzata, creando pneumatici rigenerati (che non compromettono la sicurezza, se di qualità) che costano meno di quelli prodotti da zero.
2. la gomma vulcanizzata residua viene sminuzzata, fino a formare trucioli che vengono poi mischiati agli altri componenti (bitume, etc.) per stendere i manti stradali di ultima generazione.

Il risultato è ottimo, e questo fa anche sì che il fondo dia più tenuta di strada (perché “gommato”), incrementando la sicurezza senza che vada a scapito delle proprietà drenanti del manto stesso.
E’ forse qualcosa di impossibile da imitare??

Saluti

Stefano Monichino
29 ottobre 2010 Rispondi

domenica 10 febbraio 2008
COME SI RISOLVE IL PROBLEMA DEI RIFIUTI IN ISRAELE (Sviluppi sostenibili).
Il paradiso della monnezza.
di Marco Cattaneo.

Le desolanti immagini delle montagne di rifiuti che ricoprono le vie delle città campane in queste settimane le abbiamo tutti davanti agli occhi. […] Sarebbe istruttiva, per i rappresentanti delle istituzioni campane, una gita turistica a Hiriya, la gigantesca discarica del Gush Dan, la regione israeliana che comprende Tel Aviv e altre 17 municipalità per un totale di circa tre milioni di abitanti. Nata nel 1952 come discarica di rifiuti solidi, Hiriya copre un’area di 450.000 metri quadrati per 60 metri di altezza: un totale di 16 milioni di metri cubi di immondizia. Nel 1998 le autorità della regione hanno messo fine all’attività della discarica e hanno deciso di trasformarla in uno spazio di verde pubblico, Ayalon Park, entro il 2020. Lo smaltimento pianificato è iniziato nel 2000, e oggi Hiriya riceve 2700 tonnellate di rifiuti indifferenziati al giorno da 800 camion, che ne fanno una delle più grandi stazioni di transito al mondo, oltre che il più vasto e avanzato centro ambientale di Israele. Qui si separa e si ricicla tutto: plastica, legno, metalli, umido. Nell’impianto di trattamento biologico gestito dall’azienda pubblica Environmental Services Company (ESC), la spazzatura viene scaraventata in una gigantesca vasca dove i materiali leggeri (che galleggiano) vengono separati da quelli pesanti (che si depositano sul fondo). Dopo aver eliminato le sostanze inorganiche, resta il materiale per il trattamento biologico, da cui si ricavano acqua, compost e metano, usato per produrre elettricità con una turbina da 1,5 megawatt.L’impianto può smaltire 200 tonnellate al giorno, al pari di quello che riceve e separa i materiali da costruzione. Poi c’è un impianto pilota di gassificazione, che produce syngas a ciclo chiuso, e un’unità di separazione da 500 tonnellate al giorno. Ed è in fase di pianificazione una struttura per il trattamento di pneumatici. Ultimi arrivati, l’impianto per le aree umide – cinque vasche in cui affondano le radici diverse specie di fiori, con il compito di purificare i rifiuti – e l’impianto di trattamento per le acque reflue del processo di smaltimento. Infine, con 63 pozzi sparsi per tutta l’area viene raccolto il biogas prodotto dai materiali interrati, producendo 4 megawatt di potenza che vanno ad alimentare un’azienda tessile a qualche chilometro di distanza.Per ora Ayalon Park è un immenso cantiere, ma già nella primavera 2004 sono stati aperti al pub¬blico dieci chilometri di piste ciclabili, che collegano Hiriya al Begin Park di Tel Aviv, mentre nel 2010 sarà inaugurato il settore orientale del parco, il cui progetto, dopo una gara d’appalto internazionale, è stato affidato all’architetto paesaggista tedesco Peter Latz. Ma già oggi, per illustrare questo gioiel¬lo della gestione ambientale, il vicesindaco di Tel Aviv Doron Sapir, portavoce della Dan Region As-sociation of Towns, organizza banchetti in cima alla montagna di rifiuti che orgogliosamente mostra ai suoi ospiti. Non dovrebbe essere poi così difficile per gli amministratori della Regione Campania go¬dersi un superbo catering con vista sulle signorili periferie residenziali di Tel Aviv; basta fissare una visita ufficiale. Se invece preferiscono la formula fai-da-te, possono sempre scoprire Hiriya attraverso il centro visitatori, inaugurato nel 2005.Voglio aggiungere un tocco finale. Dei 100 dipendenti di ESC, che è pur sempre l’azienda municipale della nettezza urbana, 30 sono laureati e 42 diplomati. Perché è un’azienda ad alta tecnologia. Non a caso. Israele è il primo paese al mondo per investimenti in ricerca, con il 4,8 per cento del PIL, di cui il 3,25 dalle imprese.

(Da: Le Scienze, febbraio 2008)

Stefano Monichino
29 ottobre 2010 Rispondi

Caro Fabio,
Se in una realtà come quella Casalese il comportamento di una Giunta è questo (indipendentemente dal colore delle sue bandiere), capisco perché a livello Italia le cose vadano come constatiamo quotidianamente.
Non mi riferisco solo alla zona partenopea (che ci dà “LUSTRO” su ogni quotidiano, nazionale ed internazionale), ma alla gestione generale del problema RIFIUTI in Italia.
In Germania troviamo i termovalorizzatori: la parola in sé é già eloquente, poiché estraggono energia dai rifiuti combusti. Qui da noi -per contro- suona ad alcuni come una bestemmia; e non ne ho mai compreso il motivo.
In Svizzera (quindi a pochissimi chilometri di distanza, ndr) la raccolta è impostata in tutt’ altro modo: il comune raccoglie solo i sacchetti della spazzatura indifferenziata e compostabile depositati fuori dai cancelli (SENZA INGOMBRANTI E COSTOSI CASSONETTI BLINDATI) solo se i sacchetti stessi sono marchiati dal comune di apartenenza. Questi sacchetti hanno un costo enorme, per cui se uno volesse evitare di spendere tanto, non deve far altro che differenziare il più possibile. Questa raccolta è gratuita per i cittadini, e TUTTO FUNZIONA COME UN OROLOGIO (svizzero, appunto).
Qui invece, siamo solo capaci di chiedere soldi (sempre di più, e immotivatamente).
Ci sono poi altre soluzioni vagliabili: perché nessuno per esempio emula il modello israeliano, dando vita ad un vero business “PULITO”?
Posterò l’ articolo che ne parla qui, in modo che sempre più gente ne sia al corrente.
Un caro saluto

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