Hollande: il cambiamento è ora!

8 years ago by in Articoli, Europa Tagged: , , , , , , ,

Il “cambiamento” proposto in campagna elettorale da Francois Hollande è oggi la vittoria di Francois Hollande in Francia. Questo non è solo un fatto specifico della vita politica interna di un paese, ma soprattutto una vittoria che si rivolge come una sfida importante a molti altri livelli.

Il ritorno di un socialista all’Eliseo infatti  può riaprire la strada in Francia a politiche sociali in netta discontinuità con il presente se, come promesso nella campagna elettorale, vi sarà il ritorno dell’età pensionabile a 60 anni, una politica delle entrate che colpisce i redditi più alti (quell’aliquota del 75% per chi guadagna più di un milione di euro l’anno),  la centralità dei sindacati nelle relazioni industriali e serie politiche per la formazione e l’occupazione che hanno al centro dell’attenzione le giovani generazioni.

Francois Hollande eredita dal proprio predecessore un Paese con debito pubblico maggiore a cinque anni fa, che cresce meno rispetto a cinque anni fa, con una maggiore disoccupazione rispetto a cinque anni fa. Una Francia che, se non fosse un po’ meglio, assomiglierebbe  proprio all’Italia del dopo Berlusconi  anche nella caduta del livello di libertà di stampa.

Nonostante queste difficili condizioni, nelle sessanta proposteper la Francia di Hollande non vi è il grigio ricopiare di infauste ricette economiciste di rigore, fallimentari ogni volta che sono state applicate; ma il tentativo serio di indicare una strada diversa per uscire dalla crisi. E’ una via che passa attraverso un piano di crescita, di rilancio della produzione, di aumento del potere di acquisto, di investimento di risorse pubbliche, di lotta alla delocalizzazione, di politiche energetiche innovative, di centralità delle politiche economico- sociali con l’obiettivo di risanare i conti pubblici in un periodo congruo non pesando sulle fasce più deboli con un’insostenibile pressione fiscale.

Questa vittoria riaccenderà le speranze in chi crede che l’Unione Europea sia un luogo di costruzione politica per il bene dei propri cittadini e non un luogo al servizio dei mercati. Riaccenderà le speranze di chi crede che l’Unione Europea sia luogo di condivisione e non di imposizione.  Forse non basterà, ma finalmente in Europa  si leverà un voce alternativa al dogma unico della Cancelliera tedesca e della BCE, una voce che parlerà di rinegoziazione del fiscal compact, di eurobond, di sblocco dei fondi inutilizzati di tassazione delle rendite finanziarie.

I risvolti di questa vittoria non saranno solo politici ed economici, ma avranno anche caratteristiche culturali, perché sono la vittoria di un’idea di alternativa, della capacità della politica di rivendicare il proprio ruolo e non solo la propria subalternità al potere economico.

L’Italia avrebbe un bisogno disperato che la propria classe politica perseguisse una tale consapevolezza. Ne aveva bisogno dopo il lungo e volgare carnevale del berlusconismo, non ne ha meno necessità nell’attuale quaresima dei tecnici. Il riscatto che da oggi vive la Francia, sarebbe quello stesso riscatto che i cittadini italiani avrebbero avuto bisogno all’indomani delle dimissioni di Berlusconi. Quel riscatto che passa attraverso il voto, attraverso l’espressione e il riconoscersi in una politica e in proposte che li rappresentano.

Non saranno il vincolo di bilancio in Costituzione, né la riforma del mercato del lavoro, né quella delle pensioni a creare nuovo sviluppo nel nostro Paese,  a migliorare le condizioni degli italiani, ma solo a perpetuare una situazione di bisogno e di precarietà. C’è allora molto lavoro da fare, quello di creare i presupposti  perché anche in Italia possa crescere una seria idea di alternativa, che possa essere  resa concreta e messa a frutto.  Un’idea coerente alle  forze progressiste che si prefiggono la sfida del governo e dell’alternativa in Europa, ponendo al centro dell’azione la coesione sociale piuttosto che il rigore finanziario.

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